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Barbe d’Italia

staff
15 novembre 2011


Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia Confartigianato Altomilanese e Atelier Gluck Arte presentano una mostra unica ci racconta il Risorgimento da un insolito punto di vista: le barbe dei suoi protagonisti.
Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Camillo Benso conte di Cavour, Giuseppe Verdi, Alfonso La Marmora, Massimo D’Azeglio, Francesco Giuseppe, Napoleone III e Francesco II sono tutti protagonisti della nostra storia, uomini che han dato un fondamentale contributo, da una parte e dall’altra al raggiungimento di quell’Unità Nazionale di cui quest’anno celebriamo il 150° anniversario. Militari, combattenti, sovrani, artisti, intellettuali, italiani o stranieri, uomini diversi ma tutti accomunati da un’unica caratteristica fondamentale: la barba. Portata come semplice vezzo o per esprimere un ideale, come simbolo di regalità o bandiera di ribellione, per l’uomo ottocentesco la barba era un vezzo irrinunciabile.
L’inaugurazione della mostra, lunedì 14 novembre, ore 18.30, é stata l’occasione per scoprire come, anche il nostro Risorgimento, si presti alla rivisitazione e possa diventare il background ideale per storie affascinanti e integranti. Il Visconte, il libro firmato a quattro mani da Andrea Carlo Cappi e Paolo Brera, é nato con la volontà di essere uno strumento di puro intrattenimento eppure, alla fine, svela aspetti del Risorgimento che altrimenti sarebbero ancora nascosti. Perché, come dice bene Andrea G. Pinketts, “la cultura è soprattutto intrattenimento” e, spesso,  un libro d’intrattenimento può fornire più nozioni di un libro di testo. 
La mostra Barbe d’Italia propone al visitatore un percorso decisamente originale raccontando un capitolo fondamentale della storia nazionale attraverso usi e costumi di una moda che ha caratterizzato un’epoca. Undici accuratissime riproduzioni delle barbe di altrettanti protagonisti del nostro Risorgimento, realizzate appositamente dal laboratorio Lia Parrucche di Legnano, fanno da guida alla scoperta di un mondo particolare ricco di curiosità: Giuseppe Garibaldi, Massimo d’Azeglio, Giuseppe Mazzini, Alfonso Lamarmora, Vittorio Emanuele II, Napoleone III, Francesco Giuseppe, Giuseppe Verdi, Camillo Benso conte di Cavour, Umberto I e Francesco II, undici barbe/baffi diversi per undici caratteri diversi. Per carpire i segreti che si celavano sotto i baffoni a manubrio di Vittorio Emanuele che ispirarono ai pasticceri la forma dei biscotti krumiri e scolorivano la tinta nera sotto la pioggia durante le parate militari; per scoprire che le cosiddette “fedine” (basettone a scopettone) alla “Cecco Beppe” tanto di moda venivano chiamate così perché chi le portava ostentava fede austroungarica e quindi antiunitaria; per imparare a guardare con occhi diversi il tenebroso volto di Garibaldi nascosto dalla celebre barba rossiccia immediatamente riconoscibile sul campo di battaglia; per mettere a confronto l’ostentazione vanitosa di Napoleone III che impomatava i baffi per intere mezz’ore al fine di riuscire a farli stare perfettamente orizzontali, fino ai modestissimi baffetti del mite Francesco II re delle Due Sicilie. O, ancora, per meglio comprendere il vezzo ordinato e ben curato di uomini tutti d’un pezzo come Mazzini, d’Azeglio e Verdi, oppure l’originalità del pizzetto “bipartito” di La Marmora. Per passare dal generoso estro verdiano al rigore cavouriano in sol colpo di rasoio! La vicenda umana e politica di ognuno di loro viene raccontata da didascalie che chiariscono anche il loro rapporto con barba e baffi: molti ne furono letteralmente schiavi, come Vittorio Emanuele II o Napoleone III, mentre altri (apparentemente) indifferenti, come il rude Garibaldi.
Ad aiutare il visitatore ad orientarsi tra tante fisionomie ci sono le riproduzioni dei ritratti più celebri di ogni personaggio uniti a pezzi unici come il ritratto di Vittorio Emanuele II realizzato appositamente per la mostra dal pittore legnanese Albert Flury, quello del generale Alfonso La Marmora realizzato dalla pittrice Anna Pennati e le eleganti grafiche di Salvador Aulestia che “scherzano” con il volto barbuto di Giuseppe Verdi.
Attraverso reperti, testimonianze, giornali dell’epoca, figurini, documenti, passaporti, album di figurine, libri, monete, francobolli e stampe si scopre quanto la barba fosse importante per l’uomo ottocentesco e in quante fogge poteva essere pettinata. Le illustrazioni di Giuseppe Festino aiutano il visitatore a prendere confidenza con le mode più in uso, da quelle più comuni a quelle più bizzarre. Non mancano reperti dell’epoca, dai piatti da barbiere decorati a mano ai rasoi e pennelli, dalle mitiche lamette con il simbolo del regno d’Italia ai tirabaffi che si applicavano di notte per tenerli in ordine, fino ai ferri che si scaldavano per arricciarli. Immagini tratte da giornali dell’epoca e fotografie mostrano personaggi più o meno illustri che sfoggiano orgogliosi i loro baffoni e le loro lunghe barbe. Presenti anche i giornali satirici dell’epoca, grazie alla collaborazione con lo Studio Imprimatur. Nell’anno del 150° dell’Unità d’Italia non si contano gli omaggi a questo anniversario, ecco allora in mostra la ricostruzione high-tech di una camicia garibaldina, realizzata con i materiali e le tecniche avanzate del 2010: ultraleggera, fatta di cotone e chitina (dalla polpa di granchio giapponese), nasce da un’idea della stilista Carla Carini, che ha ricreato l’originale camicia rossa dei 1000 di Garibaldi. E, ancora, alcune chicche esclusive, come le ciocche di capelli di Giuseppe e Anita Garibaldi prestate dal Museo Agostinelli di Roma. La collezione di figurine di Franco Dassisti fornisce i suoi pezzi più preziosi per testimoniare quanto sugli album di tutte le epoche siano stati celebrati i padri barbuti della nostra nazione, a partire da quelli dedicati alle eroiche imprese garibaldine fino a quelli che, nel 1961, celebrarono il centenario dell’Unità. Grazie alla collaborazione della Fondazione Franco Fossati e di WOW Spazio Fumetto, il nuovo museo del fumetto di Milano, si possono anche ammirare albi e tavole a fumetti con i nostri eroi protagonisti, dalle strisce garibaldine alle pagine della mitica Storia d’Italia a Fumetti scritta da Enzo Biagi e illustrata dalle più brave matite del fumetto italiano. Insomma, un’occasione unica per gettare uno sguardo insolito sul nostro passato.

 

Barbara Micheletto Spadini


Barbe d’Italia 14 – 25 novembre 2011
ATELIER GLUCK ARTE
Via Gluck, 45 – Milano
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle18.00
Tel 026080684
Ingresso libero


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