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Barbie girl

staff
12 ottobre 2011


Mentre Ruth Handler guardava sua figlia giocare con delle bambole di carta, si rese conto che alla bimba spesso piaceva dare alle bambole dei ruoli da adulti. Rielaborando l’idea di bambola che aveva in mente, il 9 marzo 1959 fu messa in commercio la prima Barbie, a cui fu dato proprio il nome della figlia della Handler. Barbie fece la sua apparizione nei negozi vestita con un costume zebrato, e con i capelli legati con una lunga coda. Le venne assegnato un nome completo, Barbara Millicent Roberts, oltre ad una famiglia e ad amici, che costituivano un nuovo sistema di personaggi accessori da vendere a ragazzine e collezionisti. Per molti anni il suo fidanzato è stato Ken con il quale non si è mai sposata.
Nel corso degli anni il termine «Barbie» ha spesso assunto il significato dispregiativo di ragazza di bell’aspetto ma priva di spessore e sostanzialmente stupida. In questo senso il termine è usato nell’adattamento italiano del film “Mean Girls”, e nella canzone “Barbie Girl” del gruppo danese Aqua.
Inoltre, una delle critiche più frequenti mosse contro la bambola è stata quella di promuovere un’immagine della donna anatomicamente poco realistica, con il conseguente rischio di veicolare nelle bambine un ideale di corpo impossibile da avere e di spingerle verso l’anoressia. Barbie è infatti un ibrido: nasce da un incrocio fra le bambole di carta con un guardaroba da ritagliare e un sex-toy. Esibisce due seni da capogiro, ma che servono solo per sostenere a dovere le scollature, perché sono finti, levigati, privi di capezzoli. Rappresenta la donna secondo un concetto maschile: priva di quelle parti “segrete e terribili” che tanto indignavano, secoli fa, pensatori e padri della Chiesa. Incarna la femminilità ideale, muta e sigillata.
Il mondo è infestato da gente che assomiglia a Barbie e Ken. Sono tanti, troppi. Una massa di gente indistinta. Senza personalità né dignità, plasmabili come pupazzetti di plastilina. Non sono persone ma servi del consumismo, figli del nostro tempo, sfornati a stock.
Ragazze dal bell’aspetto che ricorrono sempre più alla chirurgia plastica per ottenere corpi perfetti e longilinei. Il loro look deve essere sempre impeccabile per contraddistinguersi. Indossano abiti di lusso, firmati e costosi. Hanno capelli sempre in ordine e un fisico mozzafiato. Di questi tempi, se il genere umano pensasse maggiormente a sviluppare e migliorare il lato interiore della propria persona, quasi sicuramente non avremmo modellini, creati con lo stampino e dal poco senso dell’umorismo.

 

Arianna Bonardi


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