Letteratura

Barnes & Noble, Borders, Wal-mart. Tao Lin racconta i nuovi genitori d’America

staff
30 ottobre 2011


In “Richard Yeats” Tao Lin racconta senza pietà (ma con buona dose di cinico autocompiacimento) la storia di due adolescenti al tempo dei social network, in cui nulla funziona come dovrebbe. Una vita junk food: colorata, ipercalorica, low cost, prezzata come una camicia ai saldi di H&M.
Si conoscono in chat, si piacciono, si incontrano (dopo che lui ha rassicurato lei di non essere un maniaco). Lei, 16 anni, si fa chiamare Dakota Fanning (la bambina che recita al fianco di Sean Penn in “Mi chiamo Sam”). Lui, 22 anni, Haley Joel Osment (il bambino inquietante del “Sesto senso”). Sono adolescenti come tanti, niente di speciale come tutti, due facce piuttosto neutre, pensano molto, sentono poco, non credono in niente; abitano in un posto dove nessuno ti dice che hai del sangue sulla faccia («cervelli fottuti, tempo splendido»), portando avanti due vite disfunzionali.

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A modo loro si amano («Voglio provare a lanciarti. Prima eri magrissima?» «Si, ho preso tipo 11 chili. Anch’io voglio che mi lanci. Tornerò magrissima») senza discrezioni però, né scelte. Quasi capita. Fanno sesso, stanno assieme, piangono un po’ l’una sul ventre dell’altro piagati da un altruismo allucinato, onanismo salutistico a base di cibi vegani e violenza psicologica. Dopo poche pagine tutto scivola, niente conta, e allora tanto vale aggrapparsi alle tossine che corrodono i nostri corpi per dare senso a quello che ci sta intorno: «Ci stiamo annoiando? Forse da fuori sembra che ci stiamo annoiando».
Scuola, famiglia, psicanalisi, niente si salva dalle lame di Tao Lin. Tritura quel che resta del capitalismo americano in un milkshake ipercalorico nel quale restano a galleggiare solo i marchi delle grandi catene come Barnes & Noble, Borders e Wal-mart, protagonisti di una geografia emotiva e al contempo assistenziale (spacciati quelli biologici, i nuovi genitori d’America a cui rubare dal portafogli). Una lettura all’olio di semi: frigge bene il sogno americano di Richard Yeats, ma i grassi insaturi si accumulano nel fegato, lentamente, fino a ucciderci.

Giulio Passerini

“Richard Yates” di Tao Lin, Il Saggiatore, pp. 256.


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