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“Be the woman you want to be”. Diane Von Furstenberg

staff
2 febbraio 2012


“Fell like a woman, wear a dress”. Con queste parole si presenta Diane von Furstenberg nella sua ultima campagna pubblicitaria. Una sua foto in bianco e nero. Nessuna modella.
E’ una giovanissima lei, la testimonial ideale di se stessa e del suo marchio. Una donna che ha attraversato indenne il fashion system per anni, non rinunciando mai alle sue stampe, ai suoi wrap dress in jersey e ai suoi chemisier, che hanno fatto storia. Il primo lo ha inventato quando aveva 24 anni, arrivando a produrne ventimila alla settimana. Ha iniziato a creare non come stilista, ma come “donna per le altre donne”. “Princess Diana. Thought for you”. Questo era il messaggio che voleva comunicare.

Un party-tribute per lei è stato organizzato nel famosissimo Studio 54, con le più importanti personalità del mondo della moda. Tutti erano lì per celebrare una donna che ha vissuto e caratterizzato gli anni ’70, che ha vissuto e respirato Andy Warhol. Lui che parlava poco e fotografava molto. Lui che aveva intuito, prima di molti altri, concetti come il branding e il “be an icon”. La moda di Diane rappresenta la voglia di libertà. Quella che pensavano di aver scoperto proprio in quegli anni: il potersi muovere, il poter ballare, il poter fare arte. Vivendo. Tra musica, foto e frasi che venivano proiettate sui muri. Queste sono state le condizioni che hanno reso una grande donna, una grande stilista.

I suoi non sono semplici vestiti, i suoi sono messaggi: la sua arte sottolinea l’importanza dell’essere donne e dell’imparare che “ LA RELAZIONE PIU’ IMPORTANTE CHE HAI NELLA TUA VITA E’ QUELLA CHE HAI CON TE STESSA”. Oggi i suoi abiti sono sinonimo di lusso. Li indossano Blair e Serena, eroine della serie tv Gossip Girl. Le più attente avranno certamente notato che quando Carrie, nel primo film di Sex and the City, decide di chiamare Samantha al telefono per comunicarle la lieta novella dell’imminente matrimonio, è in una boutique DVF.

Per quanto mi riguarda, confesso di aver scoperto la grandezza di questa stilista solo un paio d’anni fa, quando mi innamorai di un wrap dress fucsia che, sconti permettendo, divenne mio. Ieri ho deciso di replicare. D’altronde il 50 % serve per fare propri must che, diversamente, potremmo solo ammirare a grande distanza. Questa volta è stato il turno di uno chemisier azzurro con profili e bottoni dorati, che urla di nome di Diane.

Sono sempre stata innamorata di questi modelli. Il primo lo acquistai a 15 anni, quando tutte le altre erano intente a mettere in mostra gambe e sederi. Era in seta, bianco e nero. Continuo ad indossarlo ininterrottamente da anni e devo ammettere di averlo perfino lacerato in alcuni punti. Molte giovani fanciulle di oggi potrebbero pensare che abiti del genere conferiscano un’ aria un po’ agée a chi lo indossa. E’ esattamente il contrario. Sono per me sinonimo di un fascino elegante e discreto. Con il collo a camicia, completamente abbottonato sul davanti, con una cintura in vita dello stesso materiale e della stessa tonalità, quest’abito mi rende seducente e misurata allo stesso tempo. Compare nei primi del ‘900 e viene subito abilmente reinventato anche da Chanel; ma il termine chemisier comincia a venire utilizzato solo negli anni ’50. Recentemente qui a Bari, nell’atelier vintage “1900”, ho avuto la fortuna di indossarne un paio vintage di Lanvin. Erano incantevoli. Capi da museo. Perfetti se accompagnati da uno chignon basso, un paio di perle ed occhiali in osso. Bisogna ammettere però, che abiti di questo tipo sono caldamente consigliati solo a donne abbastanza alte, dal punto vita stretto e dal collo lungo. Per valorizzare al meglio lo chemisier bisogna che esso arrivi sul ginocchio, ed è possibile renderlo leggermente più corto, indossandolo con la cintura che deve delineare esattamente il punto vita.

La stessa cosa, vale per il wrap dress, il vestito-vestagia. Diane von Furstenberg ne possiede una collezione privata inesauribile. Inizialmente veniva utilizzato dalle donne che lavoravano nelle campagne. Con il passare del tempo, questo abito semplice, con la scollatura a “V”, annodato intorno alla vita con una cintura a nastro, divenne l’emblema di Sofia Lauren. Indimenticabile è anche quello di Penelope Cruz in “Volver”. Nulla di più seducente. Facile da indossare e altrettanto facile da togliere. Con un gesto. Slacciandolo.

 

St.efania