Sport

Beach volley d’argento. Ma vale come un oro

Riccardo Signori
19 agosto 2016

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E’ andata male ai nostri due esploratori della medaglia, ma è andata bene al beach volley italiano. L’argento conquistato da Paolo Nicolai e Daniele Lupo ha rispettato la logica del pronostico. Alison, un gigantone soprannominato Mammuth, e Bruno sono i campioni del mondo in carica, si sono sbarazzati degli azzurri in due set (21-19,21-17), ma hanno posato la loro bacchetta d’oro anche sui nostri ragazzi. Aggiungete che i brasiliani non avrebbero sopportato un Maracanazo anche nel beach volley, come fu nel calcio in un tempo ormai lontano. Eppoi che dire di quella cornice, 25mila persone esaltate dagli idoli giallo- verdi e due azzurri contro tutti ed anche contro la pioggia che non ha certo aiutato il gioco e reso più dura la fatica. Ha piovuto con tale intensità, come raramente è capitato in queste olimpiadi.

Il beach volley italiano conquista un argento, il primo podio della sua storia, ma se lo godrà come fosse un oro. L’Olimpiade ha il fascino di farti conciliare e riconoscere in qualche sport che forse seguiresti mai. Ma il beach volley ha una carica di spettacolarità, ed anche difficoltà (che fatica saltare e battersi sul fondo sconnesso della spiaggia), che porterà frutti. Fra le medaglia conquistate dall’Italia, che ha raggiunto il minimo richiesto dal Coni (25 medaglie) ma dovrebbe almeno far pari con Londra 2012 (28), ecco nella collezione di ori, argenti e bronzi, questa ha sapore di futuro.

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Ci sta che la storia di Lupo, il ragazzo che l’anno scorso lottava con il cancro ed ora sorride su un podio olimpico, abbia attratto la curiosità e oggi sia una cartolina di ottimismo inviata al mondo. Ci sta che il duo italiano abbia cominciato questa scalata dalle Olimpiadi di Londra e sia arrivato a raccogliere un premio. Ci sta anche che il beach volley italiano quest’anno puntasse forte sulla possibilità di conquistare la prima medaglia. Ma dietro tutto questo c’è la forza di Lupo e Nicolai, che hanno giocato una partita da protagonisti: lasciando a tutti il cuore in gola fino alla fine.

Il beach volley non sarà più solo un gioco da spiaggia per la grande parte del pubblico nostro, ma terreno di conquista per il tifo e l’attrazione.  Un argento che, alla borsa dei nostri podi, vale di più di alcuni conquistati in sport tradizionali, magari più pesante di qualcuno pescato nelle nostre casseforti di ogni tempo. Lupo e Nicolai hanno già promesso di riprovarci fra quattro anni a Tokyo 2020.

E, per una volta nella notte italiana che poi è la serata brasiliana, l’oro dei 200 metri conquistato da Usain Bolt con un tempo (19”78) che è normalità solo per lui, e così pure la sconfitta nella pallanuoto maschile che costringerà il Settebello a giocare per il bronzo contro  Montenegro, hanno lasciato la vetrina al beach volley. Nessun Paese come il Brasile ne capisce l’importanza e la attrazione spettacolare. Vedremo Bolt ancora: in staffetta con l’idea del nono oro olimpico che lo metterà alla pari dei grandi cannibali dell’atletica, Paavo Nurmi e Carl Lewis.

Quanto è piccolo il beach volley al confronto di questi nomi, ma i ragazzi italiani (e brasiliani) meritano un podio di luce.


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