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Il mio punto di vista

Bello non fa sempre rima con dannato

Gabriella Magnoni Dompé
23 gennaio 2013

Sacro e profano, santità e bellezza, anima e corpo. Polarità che nell’opinione comune vengono contrapposte, ma che nella realtà della vita hanno la mirabile capacità di fondersi e rafforzarsi reciprocamente.
Personificazione di questa idea, a mio parere, è Padre George Ganswein che, dopo l’impegno che per anni lo ha visto segretario privato dell’attuale papa, ha giustamente acquisito una carica più rilevante nell’ambito della rigidissima gerarchia vaticana.

Conseguenza della sua promozione: non potrà più comparire nelle nostre cronache troppo “mondane” come oggetto-icona di critiche e consensi.
Personalmente, oltre a ritenere che bellezza e spiritualità possano tranquillamente coesistere – basti ricordare le iconografie da sempre esistenti relative alla Madonna e a molti dei nostri Santi –, penso che il caso di padre George non sia affatto un unicum nella storia della Chiesa. Anzi a ben vedere possiede un precedente decisamente più rilevante e, se vogliamo, ancor più “scandaloso”.

Che dire infatti di quello splendido giovane uomo che passò dalla professione discreta dell’intellettuale bibliotecario a ciò che era più consono alla sua prestanza fisica, ovvero recitare in una compagnia sperimentale? Udite udite, Papa Wojtyla non si è dedicato da subito alla “carriera” ecclesiastica come accade invece a Padre George. L’immagine di Giovanni paolo II ormai anziano e seduto sul seggio pontificio non è certo rappresentativa di un’intera vita, che prima di essere totalmente consacrata a cotanta carica, coltivò una passione così terrena e socialmente inserita come il teatro. Probabilmente l’avvenenza fisica di Papa Giovanni Paolo II non è stata così mediaticamente diffusa per questione di tempi storici: divenne famoso con l’elezione al soglio pontificio, quindi in età già avanzata, e questo contribuì a celare, almeno in parte, la maggior parte delle fotografie del suo periodo giovanile.
Ebbene sì, Papa Wojtyla a mio giudizio rappresenta ancora di più ed in maniera ancora più assoluta l’emblema di quanto tanta letteratura fondamentalmente ipocrita ed invidiosa sia assolutamente infondata. Ciò che per noi rappresenta un ideale di bellezza fisica può assolutamente convivere con una bellezza interiore e spirituale. E può prendere il sopravvento su ciò che è più terreno.
Purtroppo è proprio la nostra attuale società ad avere esaltato falsi stereotipi di bellezza fine a sé stessa, troppo spesso coniugata con il binomio bellezza e dannazione.

Ecco perché ci sorprendiamo e ci scandalizziamo per qualche cosa che ci dovrebbe soltanto rincuorare. Sarà un peccato non vedere più l’umana bellezza di Padre George ammiccare e sorridere da qualche copertina di giornale. E sarà un vero peccato anche non essere più scandalizzati dai suoi calzoncini da tennis, invece che da tante brutture umane e spirituali che campeggiano oggigiorno sui quotidiani e sui nostri settimanali.

Gabriella Magnoni Dompé