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Bernardeschi o Dybala: caccia al vero numero 10

Riccardo Signori
24 luglio 2017

Federico Bernardeschi

E adesso la Juve ha il suo numero 10. Certo. Sicuri? Ma quale? Detto e fatto: maglia bianconera a Federico Bernardeschi, uno dei giovani putti sbucati dalle nidiate fiorentine, 23 anni da Carrara. C’è tutto per ripercorrere la strada che fu di Omar Sivori, poi di Michel PlatiniRoberto BaggioAlex Del Piero, se non Zinedine Zidane che, però, non portava il magico numero delle fantasie. Ma sicuri che Bernardeschi sia il vero  numero 10 e non invece Paulo Dybala che tutto il mondo cerca e, per ora, la Juve tiene ancorato al suo vascello? Vascello rispetto alla corazzata Barcellona: si parla di squadra, di campioni e di capacità economiche ovviamente.

Probabilmente i dirigenti juventini regaleranno a cuor leggero la maglia dei desideri proprio a Bernardeschi, contando sul fatto di averlo con loro per un tempo più lungo: un ingaggio di tre milioni all’anno con bonus a salire, 40 milioni alla Fiorentina, più una percentuale che può salire fino a 5 milioni, uno sforzo finanziario che va ripagato dalla consapevolezza di regalare il totem “10” ad un giocatore che non lascerà la compagnia a metà via.

Eppure tra Dybala e Bernardeschi ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. Lo propone il calcio. Per esempio: Dybala somiglia molto più a Omar Sivori, Roberto Baggio e forse Alex Del Piero di quanto li ricordi l’altro. E quei tre rappresentano la bellezza dello scugnizzo calcistico, il tocco che fa girar la testa e la fa perdere agli avversari. Nel gioco dell’argentino, e nel tocco di palla, c’è seta pura vista e rivista nei piedi degli altri tre.

Paulo Dybala

Bernardeschi appare più classico, ancora non completamente formato: non sarà mai un Platini che riversava la sua vivacità intellettuale anche nel modo di giocare.

Bernardeschi è ancora un ragazzino, sebben l’età anagrafica e, soprattutto, calcistica non gli permettano più di esserlo. Rientra nei canoni del giocatore dallo stile pulito, educato, piacevole all’occhio con qualche accenno di “Baggismo” che significa: classico con momenti da giocoliere.

Se volessimo paragonarlo a Zidane dovremmo già mettere nel conto una struttura fisica, e un capacità di gioco fisico, che il francese possedeva e qui è ancora una idea.

Anche Dybala non sarà mai un Platini o uno Zidane e qualcuno penserà neppure un Messi, figuriamoci il paragone con Maradona, però possiede nel talento e nella qualità del tocco qualche caratteristica dei più grandi. Gli manca ancora la capacità di essere uomo squadra, di entrare nella partita quando serve e non uscirne più: la finale di Champions league a Cardiff, contro il Real Madrid, ha mostrato una eccessiva timidezza, che poi ha messo in difficoltà la squadra. A sua volta, Bernardeschi ha indossato con disinvoltura la maglia anche in nazionale. Però il peso psicologico esiste, e alla Juve di più: se ne accorgerà.

Finora Dybala ha preferito non vestire la pesante maglia dei campioni bianconeri. La Juve l’ha messa nel cassetto per un anno dopo averla affidata a Paul Pogba, senza ricordare che i numero 10 sono di tutt’altra stoffa (si spera anche meno mercenari). Ma ora dovrebbe alternarla: sulle spalle dell’uno o dell’altro. Idea impossibile a realizzarsi dal punto di vista formale, un po’ meno quando si tratta di affidare il gioco dal punto di vista sostanziale. Dybala ha dimostrato di muoversi da punta, ma anche da numero 10 a tutto campo.Bernardeschi ha l’inclinazione al gioco di sponda, a partire dalle zone laterali, meno incisivo nel mezzo del campo dove, di solito, vivono, ingigantiscono e muoiono gli autentici numero 10.

Comunque vada, maglia a Bernardeschi e Dybala con altro numero, la Juve ha portato a casa due giocatori che sarebbero piaciuti all’Avvocato Agnelli, che si intendeva di pallone e soprattutto di numeri 10.


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