Lifestyle

Biancaneve di Walt Disney: gli 80 anni di un’icona globale

Silvia Ragni
23 novembre 2017

Compie 80 anni, ma non li dimostra: la “Biancaneve” creata dalla magica matita di Walt Disney – chi lo direbbe? – è un’ottuagenaria.

Prodotto dalla Walt Disney Productions, diretto da David Hand e distribuito dalla RKO Radio Pictures, “Biancaneve e i sette nani” vide la luce nel 1937 ed ottenne, solo due anni dopo, un incasso mondiale pari a 8 milioni di dollari. Ma oltre a quello del botteghino, il film ha segnato molti altri record: “Biancaneve” è stato il primo lungometraggio realizzato in technicolor e in cel animation e, ancora, il primo ad essere accompagnato da una colonna sonora pubblicata in un album a parte (“Songs from Walt Disney’s Snow White and the Seven Dwarfs”) uscito in concomitanza con la pellicola.

Ispirato alla celebre fiaba dei Fratelli Grimm, il film che inaugurò i Classici Disney venne tradotto in un capolavoro dell’animazione dall’affiatato team che, con David Hand come supervisore, vede Wilfred Jackson, Larry Morey, Ben Sharpsteen, Perce Pearce e William Cottrell alla direzione delle singole sequenze. La première ebbe luogo al Carthay Circle Theater il 21 dicembre del 1937 e fu accolta da una vera e propria ovazione; nel febbraio del 1938, “Biancaneve” venne distribuito a livello internazionale riscuotendo un successo tale da risultare, oggi, il secondo film più visto di tutti i tempi dopo “Via col vento”.

E pensare che quando Disney decise di realizzarlo, Hollywood definì “una follia” il suo progetto: il budget altissimo – che svettò a un ammontare complessivo di un milione e mezzo di dollari – venne considerato smisurato, ma il guru dei cartoon arrivò perfino a ipotecare la casa pur di concretizzare il suo sogno.

L’ idea di trasporre su pellicola la fiaba dei Fratelli Grimm prese forma nel 1934. Inizialmente, Disney si concentrò sui sette nani e sulle infinite possibilità di gag che avrebbero offerto, caratterizzando fortemente le loro personalità e scegliendo per ognuno un nome che le esaltasse ad hoc: ecco quindi Dotto il saggio, Brontolo l’irascibile, Mammolo il timido, Pisolo il sonnolento, Gongolo il gioviale, Eolo il perennemente raffreddato e Cucciolo il naïf. Ben presto, però, la traccia comica prevista per l’adattamento del film fu abbandonata per lasciar spazio al legame tra Biancaneve e la sua matrigna Grimilde: al fascino aggraziato della protagonista si contrapponeva la perfidia della Regina Cattiva, contraddistinta da una bellezza altera per la quale Disney si ispirò a Joan Crawford. La trama ricalca quella dei Fratelli Grimm con sostanziali differenze soprattutto nel finale, considerato troppo cruento: mentre l’epilogo dei Grimm vede la matrigna morire in modo atroce, costretta a danzare calzando scarpe arroventate al matrimonio di Biancaneve con il Principe, nel cartoon Disney la strega muore cadendo in un burrone e Biancaneve si risveglia dalla morte grazie a un bacio del Principe. Sebbene l’aspetto “gotico” della fiaba fosse stato edulcorato, la figura di Grimilde suscitò non poche critiche per la sua connotazione altamente malvagia. In realtà, nel contrasto tra la bontà di Biancaneve e la crudeltà della matrigna, Disney concentra il messaggio di fondo del film: il bene trionfa sempre sul male, che la strega incarna nella quintessenza.

Le tecniche di animazione si avvalsero prevalentemente del rotoscopio, in grado di creare figure assai realistiche: il disegno viene eseguito ricalcando le sagome dei personaggi da una pellicola filmata con attori in carne ed ossa, riproducendone i movimenti e i gesti in modo accuratissimo. Gli sfondi furono realizzati, invece, ad acquerello. La lavorazione del film è costellata di aneddoti, come quello relativo alla retribuzione che offrì Disney a chiunque, nel team, ideasse le gag più divertenti sui sette nani. Per incentivare l’ispirazione, inoltre, Walt Disney suggerì ai suoi collaboratori di concentrarsi su pellicole come “Giulietta e Romeo” (citata nella bara di vetro), “Nosferatu il Vampiro”, “Il dottor Jekyll”: a queste ultime due, in particolare, si fa riferimento nella metamorfosi di Grimilde in orrida strega.

Quello che venne definito uno sproposito in termini di budget, in conclusione, si rivelò sia un boom di gradimento che di incassi. La passione riposta da Disney nel realizzare il progetto lo ripagò con premi del calibro dell’Oscar alla Carriera, ottenuto nel 1939 proprio grazie alla valenza pionieristica di “Biancaneve”, e tutta una serie di riconoscimenti che includono il Grande Trofeo d’Arte della Biennale al Festival di Venezia (1938), una nomination all’Oscar per la Migliore Colonna Sonora (1938) e il Film Critics Circle Awards (1939) tra moltissimi altri. A cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’80 di “Biancaneve” uscirono ben sette riedizioni, più due restauri risalenti al 1987 e al 1993.

Oggi, alle celebrazioni per l’80mo anniversario del film si unisce Wow Spazio Fumetto di Milano, che nella mostra “Sogno e Avventura” dedicata alle Principesse Disney concede ampio spazio a “Biancaneve e i sette nani”: fino al 25 Febbraio saranno esposti disegni originali del 1937 eseguiti per la pellicola, un raro manifesto cinematografico del 1938, giornali americani che includono le strisce a fumetti promozionali create da Hank Porter, edizioni in Super8, blu-ray, libri illustrati, versioni sonore su disco di “Biancaneve” e molto altro materiale ancora, tutto rigorosamente incentrato sull’eroina che il film di Walt Disney rese un’icona globale.


Potrebbe interessarti anche