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Biennale di Venezia al via

Davide Chiesa
10 giugno 2014

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Innesti / Grafting è il titolo, ma soprattutto la chiave di lettura, che Cino Zucchi ha scelto per sviluppare la direzione suggerita da Rem Koolhaas ai padiglioni nazionali, Absorbing Modernity 1914/2014. Un invito ad approfondire i processi che hanno portato all’attuale carattere omogeneo e atopico dell’architettura mondiale, sottolineando le caratteristiche peculiari che la modernizzazione ha ottenuto nel confronto con le diverse “identità nazionali”.

Nella mostra del Padiglione Centrale non c’è l’idea di un’evoluzione lineare, bensì l’esame di singoli episodi o eventi progettuali legati nel tempo da relazioni inaspettate. Se la modernizzazione ha coinvolto nell’ultimo secolo l’intera penisola, il caso di Milano è assunto come esemplare laboratorio del moderno, le cui vicende architettoniche e urbanistiche degli ultimi cento anni mostrano le particolari modalità assunte da progetti dalla grande carica culturale al confronto con la struttura urbana preesistente.

Nella prima Sala, dove viene rappresentata la complessa dialettica tra innovazione e rispetto dell’esistente, attraverso Il caso Milano, la luce evoca un ambiente urbano, diventa medium che mette in scena fenomeni, cioè effetti di luce e di ombra, interpretando i contenuti esposti, e dove il soggetto strettamente legato all’oggetto viene totalmente immerso in ciò che ha intorno a sé.

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Nella seconda Sala è proposto un collage di immagini di architetture, una rappresentazione di un grande paesaggio contemporaneo attraverso elementi luminosi, dalle forme diverse, che danno vita a uno scenario soggettivo e suggestivo di luce pura: “Un viaggio in Italia” all’interno di un landscape luminoso.

Ad aprire e chiudere la mostra due segni, due innesti fisici nel contesto dell’Arsenale firmati dallo stesso Cino Zucchi: il grande portale arcuato dell’ingresso adiacente le Gaggiandre e una grande panca-scultura che si snoda tra gli alberi nel Giardino delle Vergini.

In Innesti / Grafting Cino Zucchi parte dall’assunto che “l’architettura italiana dalla prima guerra mondiale a oggi mostra una modernità anomala, rappresentata dalla grande capacità di interpretare e incorporare gli stati precedenti attraverso metamorfosi continue. Non adattamenti formali a posteriori del nuovo rispetto all’esistente, ma piuttosto innesti capaci di trasfigurare le condizioni del contesto in una nuova configurazione: un atteggiamento visto un tempo da alcuni come nostalgico o di compromesso, ma oggi ammirato dall’Europa e dal mondo come il contributo più originale della cultura progettuale italiana”.

L’insieme del Padiglione mostra la ricchezza e la stratificazione del paesaggio italiano, e la capacità di interpretare i segni del passato da parte degli attori che più hanno contribuito alla sua trasformazione in un paese contemporaneo, capace di dialogare con il mondo.

Davide Chiesa
www.davidechiesa.com