Blog del Direttore

Taxi o Uber?

Luca Micheletto
12 febbraio 2015

uber_benedetta

Nel giorno delle grandi proteste dei tassisti milanesi contro Uber, Benedetta Arese Lucini, country manager per l’Italia del servizio privato di autisti, si è vista apparire sotto casa un lenzuolo appeso a 15 metri di altezza con su scritto “Benedetta Arese Lucini è una puttana e riceve in via…” (seguiva suo indirizzo).
Uber è presente in 53 Paesi e, come spesso accade con le novità che cercano di smuovere l’ordine prestabilito, ci sono state incomprensioni, discussioni e negoziati ovunque, ma in nessun posto al mondo è accaduto quello che sta succedendo in Italia.

Il giornalista Beppe Severgnini nella sua rubrica Italians ha dichiarato oggi di essersi iscritto a Uber, io lo sono già da molto tempo.
La scelta non è stata di certo di carattere economico, visto che Uber – per quanto offra tariffe competitive – costa un 20% in più delle tradizionali auto bianche, ma piuttosto una decisione presa mettendo a confronto due servizi, esattamente come facciamo ogni giorno quando dobbiamo scegliere se acquistare un prodotto piuttosto che un altro.

I taxi milanesi che, bisogna ammettere, utilizzano sempre il tassametro a differenza di quanto accade in altre città italiane, non sono un grande esempio di efficienza e professionalità. Una volta, rientrato da un viaggio a Berlino, ho preso un taxi a Linate dovendo sopportare della musica inascoltabile a tutto volume per quasi mezz’ora; senza contare che d’estate almeno nel 50% dei casi gli autisti si presentano vestiti in t-shirt, bermuda e infradito – tra l’altro proibiti dal codice della strada. Per non parlare del fatto che nella maggior parte dei casi i conducenti non parlano una parola di inglese e, anche se sono dotati di pos, ti guardano in cagnesco ogni volta che tiri fuori una carta di credito per pagare una corsa che di sera ha un prezzo di partenza di 8 euro. Valga anche il caso di Selvaggia Lucarelli che, durante l’ennesimo sciopero, si è permessa di protestare con un tassista, il quale davanti a suo figlio le ha dato della puttana.

Forse, prima di bloccare il traffico cittadino, i nostri cari tassisti dovrebbero pensare al decoro del loro abbigliamento, all’educazione con la quale si rivolgono ai clienti e a frequentare qualche corso di lingue. Poi potremo affrontare il problema Uber, sempre che esista.