Cinema

Boldi e Siffredi, uniti nel degrado

Giorgio Merlino
25 ottobre 2011


Se i cinepanettoni sono riusciti a insegnarci qualcosa negli ultimi anni, è che se nella vita sei così fortunato da trovare la tua anima gemella, non c’è peggior cosa che lasciarsela scappare; “Matrimonio a Parigi” è l’ennesima riprova che il “divorzio” tra Boldi e De Sica non abbia portato altro che guai.
Non lasciatevi ingannare nemmeno dal titolo come il sottoscritto: la trama, se può essere definita tale, non ha nulla a che vedere con un matrimonio.
Lorenzo (Massimo Boldi) è un piccolo industriale del nord e gestisce un proprio canale di televendite con la moglie romana (Paola Minaccioni) e il socio toscano (Massimo Ceccherini).
Lo stolto milanese, avvezzo all’evasione fiscale, racconta inconsapevolmente i suoi sotterfugi al finanziere napoletano Gennaro (Biagio Izzo) e alla scapestrata moglie Costanza (Anna Maria Barbera), durante un viaggio in treno verso Parigi.
I guai continuano quando scoprono che i relativi figli sono conviventi.
In seguito all’abominio proposto da Ezio Greggio al Festival del Cinema di Venezia (con “Box Ofice 3D”), Boldi non è stato in grado di risollevare le sorti della commedia italiana, destinata all’irreversibile ghettizzazione.
Dopo l’incommensurabile delusione in seguito all’anteprima, sono rimasto ancor più basito di fronte ai risultati del Box Office Italiano del weekend: “Matrimonio a Parigi” al primo posto; mea culpa, perché in qualche modo ce lo si poteva aspettare.
Il film era riuscito a far parlare di se già nel corso della sua realizzazione, quando i parigini rimasero stupiti che il famoso Rocco Siffredi stesse girando uno dei suoi film hard nel bel mezzo degli Champs Elisées; questo perché nessuno aveva la minima idea di chi fossero gli altri attori di questo “stellare” cast italiano.
Il titolo della commedia era nuovamente saltato fuori durante il Festival di Venezia, quando Boldi e Siffredi si erano presentati insieme all’esclusivo evento organizzato da Vanity Fair; sembra che ormai, in questo genere di film, gli attori non debbano più avere grandi doti recitative, bensì buone capacità di “promozione” dello stesso.
Un’altra prova a supporto della tesi è rappresentata dall’acclamata Raffaella Fico; benché alla giovane siano state riservate non più di due inquadrature nell’intero lungometraggio, sembra si sia meritata un posto d’onore sulla locandina.
Una sensazione nuova scaturisce invece nel vedere Guglielmo Scilla sul grande schermo. Il giovane attore, che ha intasato per anni YouTube con i suoi divertenti video e multiformi personaggi, ha optato per questo film come piattaforma di lancio nel mondo del cinema; sicuramente un gran peccato e si spera che dopo la caduta di stile, qualche regista gli dia la possibilità di rimediare.
Concludiamo in “bruttezza” citando brevemente la conferenza stampa, perché le parole degli attori non hanno certo reso onore alla splendida location prescelta all’evento; stiamo parlando della splendida Terrazza Martini a Milano.
L’aitante Siffredi, invece di limitarsi a fugaci commenti, ha preferito di monopolizzare la scena con piccanti aneddoti e bizzarre perle di saggezze.
Il veterano Boldi (la cui filmografia è a dir poco smisurata) ha deciso nel frattempo di definire l’ormai consolidato gruppo come una compagnia cinematografica in continua evoluzione, capace di “raccontare la realtà dei nostri giorni” ma sempre con un lieto fine.

 

Giorgio Merlino


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