Fotografia

Brassaï, “l’occhio di Parigi”

Alberto Pelucco
18 marzo 2015
Picasso | Rue des Grands Augustins | 1939-40 | © Estate Brassaï

Picasso | Rue des Grands Augustins | 1939-40 © Estate Brassaï

Brassaï ha quel raro dono che così tanti artisti disprezzano: una visione normale. Egli non sente la necessità di distorcere o deformare, né quella di mentire o predicare (…), vede il mondo esattamente com’è. Ogni cosa sulla quale l’occhio si sofferma acquista valore e significato, un valore ed un significato, potrei dire, finora evitati o ignorati”. Così lo scrittore statunitense Henry Miller descriveva l’arte fotografica di Brassaï, protagonista della mostra “Brassaï, Pour l’amour de Paris”, allestita a Palazzo Morando dal 20 marzo al 28 giugno 2015.

Già il titolo illustra quanto stretto fosse il rapporto tra Gyula Halász, in arte Brassaï, e la Ville Lumiere, dove si trasferì nel 1924, per seguire il padre, professore alla Sorbonne. All’inizio, la fotografia non lo interessava, finché nel 1926 l’amico e compatriota André Kertész non lo portò con sé nelle sue peregrinazioni notturne per le strade della città: Brassaï rimase folgorato e decise di comprare una macchina.

Al Bistrot | 1930-32 © Estate Brassaï

Al Bistrot | 1930-32 © Estate Brassaï

I primi soggetti dei suoi vagabondaggi notturni furono le strade, le piazze deserte, le architetture, rese più nitide, essenziali e se vogliamo spettrali, dall’assenza di persone e dalla scarsa illuminazione, al punto da ricordare le quinte di un palcoscenico.

Con l’esigua luminosità notturna e gli improvvisi riflessi e bagliori di luce l’artista ingaggiò una vera e propria sfida tecnica, vinta – almeno per quanto riguarda le foto di interni – con il trucco degli specchi, necessari ad espandere e modulare la scena. Essi propongono una diversa percezione dell’ambiente, riflettono e incrementano la flebile luce del locale. Inoltre, consentono all’osservatore di guardare due livelli della realtà, come in un quadro cubista, e di contemplare con maggiore obiettività il momento fissato dalla macchina fotografica.

Montmartre | 1932 © Estate Brassaï

Montmartre | 1932 © Estate Brassaï

Ma quello che lo attrae maggiormente è tutto ciò che anima la Parigi notturna, la città dei “Miserabili, per dirla alla Victor Hugo. Case d’oppio, case di tolleranza e bistrot sono il palco dove agiscono le classi meno privilegiate, gli emarginati, i clochard, gli omosessuali, le prostitute ed i protettori, i nottambuli, le coppiette, la malavita, anche gli amanti nelle strade solitarie, che si aggirano in mezzo alle atmosfere nebbiose lungo la Senna, tra strade bagnate dalla pioggia e vicoli della Parigi antica. Come i soggetti del fotografo tedesco August Sander, i “Miserabili” di Brassaï sono consapevoli della parte che stanno recitando e chi guarda può solo ammirarli per la loro interpretazione, perché non è possibile esprimere giudizi su di essi, nessuno può sorridere, né commuoversi: troppo distante è il loro mondo dal nostro.

La tecnica di ripresa di Brassaï è alquanto primitiva. Egli montava su un treppiede l’apparecchio a lastra (una Voigtländer Bergheil 6×9), apriva la tendina e faceva scattare un flash a lampadina. Se le immagini non rispecchiavano la luce reale, poco importava, perché i risultati erano sicuramente più vicini al suo modo di vedere le cose: un modo molto diretto e privo di pietà. Egli non voleva catturare il movimento, bensì l’essenza. Quando fotografava qualcuno, si accontentava di una sola posa, perché un unico ritratto permetteva di cogliere il carattere del personaggio meglio di decine di fotografie. D’altronde, Brassaï metteva in pratica quello che pensava Picasso della fotografia: “Vedendo quello che lei esprime con la fotografia, ci si rende conto di tutto ciò di cui la pittura non può più occuparsi. Perché l’artista dovrebbe ostinarsi a rendere ciò che si può fissare così bene con l’aiuto dell’obiettivo? Sarebbe una follia, non è vero? La fotografia è arrivata al momento giusto per liberare la pittura da tutto ciò che è narrazione, dall’aneddoto e persino dal soggetto” (Picasso, 1939).

Torrei Eiffel | 1932 © Estate Brassaï

Tour Eiffel | 1932 © Estate Brassaï

Altro tema che suscitò la sua curiosità furono i graffiti sui muri di Parigi. Dai primi anni Trenta fino alla metà degli anni Cinquanta, il fotografo girava abbozzando su taccuini il disegno del graffito ed annotando il luogo dove si trovava, per poi immortalarlo con la luce migliore e seguirne l’evoluzione nel tempo. Fin dall’alba dei tempi, figure stilizzate, teste che urlano, scritte ed arabeschi costituiscono il primo esempio conosciuto d’espressione “artistica” dell’uomo, che così si raccontava e raccontava, senza quelle mediazioni frutto di millenarie civiltà, i suoi impulsi primordiali, quali il sesso, l’ira, l’impotenza, l’amore.

A completare il suo portfolio sono i ritratti delle amicizie colte che aveva stretto, frequentando Montmarte, Montparnasse e il Quartiere Latino. Salvador Dalì, Pablo Picasso, Henri Matisse, Alberto Giacometti, gli scrittori Jean Genet e Henri Michaux sono ritratti con atteggiamento quasi distaccato: l’espressione del volto, l’abbigliamento…tutto concorre a rappresentarli come persone di tutti i giorni – se Picasso non tenesse in mano una sua creazione, non sapremmo nemmeno di trovarci davanti a uno dei più grandi artisti della storia recente –. Eppure, nei loro occhi si intravede una scintilla che li differenzia dal resto delle persone comuni: una piccola luce che mostra come siano sul punto di avere un’idea, rivelando la loro “connessione” con la loro “Musa Ispiratrice”.

Veduta notturna su Parigi da Notre Dame | 1933-34 © Estate Brassaï

Veduta notturna su Parigi da Notre Dame | 1933-34 © Estate Brassaï

Rudyard Kipling in una sua poesia afferma che, per essere uomini, “bisogna sapere camminare con i Re e parlare con i Poveri”. Brassaï è stato il fotografo che più di tutti ha incarnato l’Uomo: i suoi autoritratti – che mostrano ancora una volta un uomo qualunque – svelano il suo segreto: l’umiltà ed il rispetto che egli ha saputo meritarsi dai Re ed ha sempre dimostrato ai Poveri e che gli consentivano di cogliere il carattere dei suoi personaggi, tuttavia con un certo distacco.

 

“Brassaï. Pour l’amour de Paris” a cura di Agnès de Gouvion Saint Cyr
20 marzo – 28 giugno 2015
Palazzo Morando | Costume Moda Immagine via Sant’Andrea 6, piano terra, spazi espositivi
Orari: mart. – dom., ore 10 – 19
Informazioni:
Web: shop.alinari.it/it/speciali/brassaï_pour_l’amour_de_paris-236; www.civicheraccoltestoriche.mi.it
Biglietti: € 10,00 intero; € 8,50 ridotto; gratuito per minori di 6 anni, portatori di handicap e accompagnatori, giornalisti, guide turistiche; biglietto famiglia: uno o due adulti 8,50 Euro cad. con figlio/i dai 6 ai 14 anni: 5 Euro cad.

 

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