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Braulio, il sapore della montagna

Jennifer Courson Guerra
2 luglio 2016

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Un sapore inconfondibile che fa rima con montagna. Braulio, il re degli amari alpini, è prodotto da oltre 140 anni sulle vette del Monte Braulio, da cui prende il nome, a Bormio. La sua è una storia particolare ed affascinante: creato nel 1875 dal farmacista Francesco Peloni, la sua ricetta è un segreto gelosamente conservato.

Solo quattro degli ingredienti di questo infuso sono noti: genziana, ginepro, assenzio, achillea moscata. Il resto fu tramandato prima al figlio Attilio, anch’egli farmacista e studioso di rimedi naturali, poi al nipote Egidio, che per primo esportò Braulio al di fuori della Valtellina, fino ad arrivare a Edoardo, che oggi supervisiona in prima persona tutte le fasi della produzione.

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Nei sotterranei di Bormio si nascondo decine e decine di botti di rovere di Slavonia, nell’antico labirinto costruito dagli abitanti come via di fuga in caso di pericolo. Lì, da oltre 140 anni, riposa l’amaro, sprigionando ovunque il profumo delle quattro essenze note. Braulio rimane nelle antiche botti due anni, o tre per la variante Riserva, caratterizzata da un aroma e una gradazione alcolica più intensi.

Oggi Braulio, che fa parte del gruppo Campari, è il fiore all’occhiello della città di Bormio, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. Lì, a oltre duemila metri di altitudine, crescono naturalmente le erbe selezionate per la pestatura e l’infusione, che doneranno a Braulio l’intenso e robusto sapore della montagna.


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