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Breguet, il Leonardo dell’orologeria

Davide Passoni
3 novembre 2015

Copertina

Ci sono case orologiere che sono semplicemente oltre. Per la loro storia, per le loro creazioni, per l’allure che trasmettono e per l’esclusività che le contraddistingue. Una di queste è senz’altro Breguet, un marchio che è al di là degli schemi tradizionali dell’alto di gamma e che non ha, nel suo genere, una reale concorrenza. Nemmeno da parte di due mostri sacri dell’orologeria come Vacheron Constantin e Patek Philippe. Perché è oltre, come abbiamo scritto all’inizio.

Come spesso accade, la storia di un grande marchio, non solo in alta orologeria, nasce dal genio e dall’intuizione di un singolo. Nello specifico, parliamo di Abraham-Louis Breguet, il padre dell’orologeria moderna che, ironia della sorte, divenne grande lasciando la patria delle lancette, la Svizzera, dove nacque nel 1747, per stabilirsi in Francia.

Abraham-Louis-Breguet

Perché parliamo di genio? Perché buona parte delle trovate meccaniche che animano ancora oggi gli orologi più esclusivi sono state inventate da Monsieur Breguet. A titolo non esaustivo: il tourbillon, la ripetizione minuti, l’orologio automatico, lo scappamento ad àncora (che proprio da lui prende il nome), il calendario perpetuo, il cronografo.

Sufficiente? Di sicuro lo è stato per i grandi nomi della storia per i quali Abraham-Louis Breguet lavorò: Napoleone, Giuseppina Beauharnais, Charles-Maurice de Talleyrand, Carolina Murat, lo Zar Alessandro I.

Tanta maestria e cotanti personaggi che hanno fatto la Storia, hanno fatto sì che, anche oggi, la Maison Breguet presidi il campo dell’alta orologeria fedele alle proprie tradizioni, a partire dal design dei pezzi. Oggi come due secoli fa, i tratti distintivi della Maison sono rimasti gli stessi: dal quadrante Breguet, in lastra d’oro massiccio argentato e decorato a guilloché, alle piccole anse rettilinee con motivo a goccia; dalla cosiddetta carrure cannelé (scanalata) a – dulcis in fundo – le lancette pomme évidée, vera firma del marchio.

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Sulla scia di questa storia di genio, Breguet offre oggi poche ed esclusive collezioni. La Classique, con il Classique Equazione del Tempo (capace di misurare la differenza tra il tempo solare e il tempo medio terrestre, corretto senza l’errore visivo), il Tourbillon, il Grande Complication (con due tourbillon), il Tradition Breguet, l’Hora Mundi, con fuso orario istantaneo con data, indicazione giorno/notte e città sincronizzate.

Più contemporanea la linea Type XX, realizzata a metà del secolo scorso su commessa della Marina Militare di Francia, la quale richiese a Breguet un cronografo flyback (ossia in grado di fermare il cronometraggio, azzerarlo e farlo ripartire con una la pressione di un solo pulsante), che consentisse ai propri piloti il calcolo del tempo esatto di decollo tra un aereo e l’altro dalle proprie portaerei, in modo da evitare l’effetto scia tra i vari jet. Senza dilungarci troppo nei modelli della Type XX, limitiamoci a citare il Type XXII, cronografo con movimento da 72.000 alternanze/ora. Se si considera che un modello a 28.800 alternanze/ora è ritenuto ad alta frequenza, capiamo di che cosa si sta parlando…

Di gusto moderno anche la collezione Marine di Breguet, che ha nel subacqueo Marine Royale il proprio pezzo forte. Va da sé che simili prodigi della micromeccanica non siano gioielli per tutti, sia da un punto di vista di valorizzazione della capacità ingegneristica, sia da un punto di vista economico. Per mettersi al polso un Breguet occorrono decine di migliaia di euro, ma più che di un acquisto si tratta di un investimento. Roba da intenditori.

 


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