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Breguet, il tempo del lusso

Umberta Gnutti Beretta
23 ottobre 2014

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Il nome di un brand come Breguet suona familiare all’orecchio di chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il mondo degli orologi di lusso. Un nome che io avevo sentito già parecchie volte, tra i discorsi buttati lì da miomarito, il quale è solito fermarsi praticamente davanti a tutte le vetrine di orologi che incontriamo sulla nostra strada. Ovviamente mi immaginavo che si trattasse di un marchio speciale, non alla portata di tutti, sinonimo di serietà, tradizione, qualità.

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Ultimamente però ho avuto la fortuna di poter approfondire meglio le mie conoscenze a riguardo, riuscendo ad addentrarmi in quello che è un piccolo universo meraviglioso, così piccolo da entrare nella cassa di un orologio da polso, ma così grande da toccare i cinque continenti e coprire più di due secoli di storia. Un mondo fatto di tradizione – a partire dal mitico fondatore Abrahm-Louis Breguet che nel 1775, a soli 28 anni, stabilì la prima sede della sua Maison a Parigi, e più precisamente in Quai d’Horloge – ma anche un mondo di scoperte innovative che hanno caratterizzato i meccanismi degli orologi  nel tempo. Un mondo tecnicamente sofisticato, tecnologico, all’avanguardia nella creazione di quegli ingranaggi perfetti che compongono gli orologi meccanici, ma che ha saputo dedicare la stessa attenzione all’estetica.

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Apprendere poi che la regina Maria Antonietta e il marito Luigi XVI siano stati tra i primi clienti di monsieur Breguet ci ha trasportato con l’immaginazione indietro nel tempo, ad atmosfere ovattate, tra crinolina e grandi specchi dorati, balli in maschera e passeggiate a cavallo, in cui le giornate sicuramente venivano vissute in maniera diversa e il tempo stesso aveva un altro significato.

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Strabiliante e misteriosa, poi, la storia del modello 1160, detto anche Marie Antoinette: nel 1783, infatti, A. L. Breguet ricevette l’ordine da un anonimo ufficiale delle guardie della regina di realizzare per la sovrana uno stupefacente dono: un orologio capace di avere in sé tutte le complicazioni conosciute all’epoca, senza nessun limite né in termini di tempo, né di spesa. La sua progettazione e la sua realizzazione impiegarono ben 44 anni: fu pronto solo nel 1827, quattro anni dopo la morte del maestro e ben dopo quella della regina. L’orologio passò poi nelle mani di diversi collezionisti, ma nel 1983 venne rubato dal museo di Gerusalemme dove si trovava e oggi la versione che conosciamo è quella ricostruita sulla base di disegni e documenti conservati nel Musée Breguet e nel Musée des artes et metiérs diParigi. In ogni caso si tratta ancora ai nostri giorni del quinto esemplare più complicato al mondo.

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Insomma, una storia nella Storia che arricchisce ancora di più il fascino di quella che è una delle case orologiere più antiche e prestigiose del mondo. Ma la cosa che più mi ha affascinato di Breguet – e che raramente riscontro in un prodotto di lusso – è stata la sua capacità di fare di un accessorio tipicamente maschile come l’orologio un oggetto del desiderio anche per noi donne.

Insomma, tecnica, tradizione, eleganza e sogno, in una combinazione perfetta.


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