Sport

Brexit e sport: tutti meno ricchi

Riccardo Signori
24 giugno 2016
Gareth Bale

Gareth Bale

Continueremo a vedere campionati europei di calcio con le squadre britanniche e così tutte le manifestazioni Uefa che comprendono squadre dell’Europa geografica e non solo dell’Unione europea. Ma poi? La Brexit nello sport potrà fare qualche danno e pochi vantaggi. I danni? L’Inghilterra non potrà più essere la terra promessa per i giocatori europei. Ora verranno considerati stranieri extracomunitari, come fossero argentini o brasiliani, con regole più stringenti per l’assunzione e con la necessità di un permesso di soggiorno, che implicherà una regola riguardante un certo numero di presenze nella nazionale del proprio paese. Tanto per citare: De Gea, Payet, Kantè, Diego Costa avrebbero difficoltà a giocare in Inghilterra. Oggi sarebbero almeno 100 i giocatori fuori regola nella Premier league, e oltre 300 in tutto il mondo britannico. Fra l’altro non è possibile avere più di due extracomunitari. Quindi, da oggi ai prossimi due anni, i club dovranno ricalibrare le loro rose. Ma anche i giocatori britannici verranno considerati extracomunitari: ora lo sarebbe Gareth Bale nel Real Madrid. Anche se è vero che, per l’Inghilterra, è più facile importare giocatori stranieri che esportare i propri.

Arsenal, Watford e Manchester United sono i tre club a più forte vocazione europeista, avendo in rosa almeno 13 giocatori che potrebbero venir considerati extracomunitari. Invece Spagna, Francia, Belgio e Irlanda sono i paesi che inviano più giocatori in Inghilterra: probabilmente fra qualche anno ci sarà meno attrattiva. Dal 2011 a oggi le società della Premier hanno riversato 5 miliardi di euro sul mercato europeo.

A tutto questo aggiungiamo la svalutazione (solo temporanea?) della sterlina. I grandi ingaggi dovrebbero subire una riduzione: magari sarà più facile per i paesi Ue portare a casa qualche inglese. Poi c’è il contrario. Le proprietà straniere dei grandi club probabilmente garantiranno egual trattamento economico, ma le squadre con padroni inglesi (vedi Leicester) dovranno rifare i conti e potranno offrire meno milionate di sterline, quindi di euro, a tecnici e giocatori stranieri. Per esempio, Antonio Conte potrebbe veder svalutato il suo milionario stipendio rispetto all’euro. Tranquilli, ne avrà per le prossime tre generazioni. Però questo è il momento peggiore per contrattare un ingaggio in Inghilterra.

Diego Costa

Diego Costa

Certamente ci saranno problemi con i diritti televisivi. I grandi network non aumenteranno le proposte per acquisire i diritti della Premier, e le autorità calcistiche britanniche cercheranno di alzare le pretese per il gap creato dalla svalutazione della sterlina. Per ora i diritti televisivi pagati al calcio inglese valgono 4 miliardi di euro l’anno. Resteranno il campionato più pagato, ma forse un po’ meno per ragioni di svalutazione.

La Champions League non avrà ripercussioni, salvo cambi qualche regolamento. Ma l’idea di un campionato di Superlega fra sole squadre della Ue escluderebbe i club inglesi. Quindi meno attrattive sul campo, ma la possibilità per le squadre Ue (Real e Barcellona, Bayern Monaco e Psg, Juve e le nostre) di mettere in bacheca qualche coppa in più. L’idea del campionato Superlega, però, è ancora un progetto e chissà mai se arriverà a buon fine.

In Inghilterra ci saranno, invece, meno giovani di talento.  Le regole Fifa vietano trasferimenti prima dei 18 anni, a meno non si faccia parte del giro Ue dove c’è una finestra aperta tra i 16 e i 18 anni. L’Inghilterra non arriverà più prima.

Ma in Inghilterra non c’è solo calcio: i club del rugby e del cricket avranno gli stessi problemi. E così qualunque sport di squadra. Meno difficoltosa, se non per questioni meramente economiche, la situazione degli sport individuali. Certamente non ci saranno più titoli Ue in palio fra britannici e pugili dell’Europa unita. Oggi il superpiuma Martin Ward, campione Ue, dovrà lasciare vacante la corona. Nella boxe il titolo Ue è stato inventato per creare più business e più campioni. I britannici sono sempre stati una forza della boxe europea: non piangeranno per una corona in meno. Al massimo per un pacco di milioni in meno.


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