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Letteratura

Buoni si diventa (anche nella moda)

staff
12 giugno 2011


La velocità è passata di moda. Dopo Slow Food e Slow Money, è finalmente giunto il momento di parlare di Slow Fashion.
La riflessione sulla sostenibilità arriva nel campo della moda con leggero ritardo rispetto agli altri settori trainanti del Made in Italy, ma non per questo si rivela meno costruttiva.
Dimentichiamo l’immagine stereotipata di cui la moda eco-friendly purtroppo soffre da tempo – quella legata a uno stile vagamente anni ’70, a metà tra il bacchettone e l’hippie, per intenderci – ed accogliamo a braccia aperte le novità sostenibili.
La moda può essere tanto buona quanto bella. E con “buona” non si intende solo ecocompatibile, ma anche rispettosa dell’ambiente, dei lavoratori, delle eccellenze locali, del consumatore, senza per questo sacrificare o esagerare il riscontro economico.
Un’utopia? Fortunatamente no: ce lo dimostra “Il bello e il buono. Le ragioni della moda sostenibile”, curato da Maria Luisa Frisa e Marco Richetti. Una raccolta di saggi e interviste sul comune argomento della sostenibilità, uno studio essenziale per gli addetti ai lavori e godibilissimo per gli appassionati: un testo che di certo non passerà inosservato.
La presentazione del volume (tenutasi lo scorso 7 giugno presso il Politecnico di Milano) si è dimostrata un’ottima occasione per un confronto sul tema in compagnia di autorevoli esperti del settore. La Biblioteca Tremelloni (sede di un importante archivio, da due anni affidata alla presidenza di Carlo Rivetti) ha ospitato professionisti di alto calibro: oltre ai curatori del volume, erano presenti Rivetti, il CEO di Pitti Immagine Raffaello Napoleone, il Segretario generale del Centro di Firenze per la Moda Italiana Alberto Scaccioni, il Presidente di Sistema Moda Italia Michele Tronconi, la Vice Presidente della Camera della Moda Italiana Anna Zegna, Marco Turinetto, docente di Design della Moda al Politecnico di Milano, e la giornalista Roberta Filippini in veste di moderatrice.
Uno degli argomenti caldi della discussione è stato quello degli ostacoli alla via della sostenibilità: tra questi, anche se a prima vista non sembrerebbe tale, è proprio l’idea negativa della green fashion. Un’idea spesso nascosta – non si può disprezzare apertamente ciò che è fatto a fin di bene – ma radicata.
Ed è su questo punto che il cliente può fare la differenza. Si presti un briciolo di attenzione, e si scoprirà che i risultati raggiunti dalla moda in direzione ambientalista non sono certo risibili. Basta osservare la collezione di Carmina Campus, il brand ideato da Ilaria Venturini Fendi: chi, osservando una delle sue borse, capirebbe che sono realizzate con materiali riciclati? Ecco dimostrato come moda ed etica possano andare a braccetto.
La moda sostenibile è un panorama da esplorare: non è solo riciclo, ma anche ricerca. Non solo vintage, ma anche glamour. Non solo buona, ma anche bella.

 

Maria Stella Gariboldi


“Il bello e il buono. Le ragioni della moda sostenibile”, a cura di Maria Luisa Frisa e Marco Richetti, Marsilio, pp. 236.


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