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Calabria, passato presente

Carla Diamanti
17 settembre 2015

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Tonino, il direttore, è il deus ex machina. Concetta, l’archeologa, dirige i lavori; Charlotte, l’osteoantropologa, cataloga crani, tibie e denti; Cristian, il fisico, conduce tutte le rilevazioni topografiche sul sito. A fare da contorno uno stuolo di volontari che arrivano da mezzo mondo per dare il loro contributo e gettare semi in una terra che per quasi tutti da sconosciuta si trasforma in casa nel giro di un paio di settimane.

Per raggiungerli corro in treno lungo una costa bellissima dove falci di terra bianca si alternano a dirupi rocciosi. Poi attraverso l’istmo fra Lamezia e Squillace, il punto più stretto dello Stivale, e finalmente arrivo al Parco Archeologico di Scolacium. E’ questo il terreno di azione degli appassionati volontari che rispondono al richiamo del Gruppo Archeologico Ionico e che, estate dopo estate, da vent’anni si occupano del recupero e della messa in valore del patrimonio archeologico della Calabria. Anzi di una scheggia di Calabria, quella in cui le merci approdavano al porto di Skillacium e da qui, dove la terra tra i due mari si restringe e il corridoio naturale facilita i passaggi, si spostavano dal mar Ionio al Tirreno. Un’ansa naturale e un corridoio conosciuto già in epoca preistorica anche se non con gli stessi intenti delle epoche successive. Greci e poi Romani e poi ancora Bizantini si stabilirono in questa zona lasciando un foro, un teatro, un anfiteatro (l’unico di tutta la Calabria) e una vasta necropoli su cui, incuranti delle temperature estive, per molti di loro mai provate fino ad ora.

La squadra di volontari, giovani e non, lavora a schiena china dalle 8 alle 16; ritmi scanditi dalle pause per il ristoro – frutta e tanta acqua – da quella per il pranzo e dal riposo sotto le fronde degli ulivi. Già perché a rendere ancora più suggestivo il luogo e lo spettacolare sito archeologico c’è una distesa di alberi dalle foglie argentee e dai rami carichi di olive verdi.

Riposti gli attrezzi, il pomeriggio con cui si conclude la giornata di scavo ha un’altra tonalità di verde, che assomiglia allo smeraldo. E’ il mar Ionio che ricompensa fatiche e impegno con l’abbraccio caldo delle sue acque ancora prive delle masse di turisti.

Di sera, attorno al lungo tavolo, la cena parla con l’accento del sud, mentre fra i commensali la babele di lingue ripercorre le scoperte della giornata. Riposti attrezzi da scavo e costumi da bagno, questo è il momento in cui ci si ritrova, ci si conosce, ci si raccontano le esperienze e la passione per l’archeologia e la storia, che non tutti hanno potuto seguire nel cammino professionale quotidiano. Da qualunque occupazione, località, situazione sociale e familiare si arrivi, qui ognuno può finalmente dedicarsi al passato remoto, provare l’emozione di toccarne le pietre, lavorare per recuperare, contribuire a capire.

Tonino, ascolta, sorride, ripercorre con orgoglio il suo tenace tributo d’amore a questa terra e ai tesori che nasconde. Ogni partenza è un distacco, ogni arrivo è una nuova scoperta. Tutti rimangono nella galleria del cuore. Il suo e quello di tutti noi che anche a loro dobbiamo la tutela del nostro patrimonio.

Carla Diamanti
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