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Campionato delle sorprese: Milan, Atalanta e Inzaghi

Riccardo Signori
7 novembre 2016
Gianluca Lapadula

Gianluca Lapadula

La classifica non racconta storie, i numeri fanno testo: Juve migliore in campo del campionato con la miglior difesa, Roma appena dietro ma con il miglior attacco. Sembra di ripercorrere la storia di ogni campionato di serie A che si rispetti: la miglior difesa porta sempre più frutti del miglior attacco. Lo dimostra il caso Icardi: primo nella classifica marcatori(10 gol in 12 partite) insieme a Dzeko, ma guardate dov’è l’Inter. Che poi Allegri si lamenti perché la Juve ha già preso troppi gol, è dimostrazione che la Signora non è così forte come si pensa.
Campionato fermo per una settimana, tocca alla nazionale di Giampiero Ventura che, nelle convocazioni, dimostra il senso di una dinamica, qualcosa si muove: più giovani, qualche novità, un’idea diversa pure nel modulo.
In attesa del derby di Milano (20 novembre), che reggerà il cartellone del ritorno al campionato, andiamo per sorprese: positive e negative.
Cominciamo dal dolce, dal buon palato che ci lasciano queste iniziali dodici partite. E’ una sorpresa la Juve che sta in testa? No, di certo anche se rispetto all’anno passato, quando non se la passava bene, ha 12 punti in più. Ma certo è sorprendente vedere il Milan al terzo posto. Segnale poco incoraggiante per il resto del campionato dove Inter e Fiorentina l’anno passato navigavano in miglior posizione e tenevano in saccoccia 10(ben 10!) punti in più a testa.
La sorpresa Milan dice del terzo posto, ma anche del fatto che si tratti della squadra più giovane di serie A schierata in campo (considerati solo i giocatori con almeno qualche minuto di presenza). Posizione inattesa viste le premesse, ed anche le promesse che non potevano essere da grandeur, con tanto di delusioni dalla campagna acquisti. Stavolta ha messo buona mano il tecnico e i giovani hanno preso sostanza e fiducia: Donnarumma cresce, Romagnoli è più sicuro,Suso e Niang si sono consolidati. Manuel Locatelli è la new entry, intesa come una buona speranza che sta prendendo forza e facendo esperienza. Pure De Sciglio, ormai nell’età di mezzo (24 anni), è migliorato rispetto all’anno passato.

Andrea Conti

Andrea Conti

Poi c’è il vecchione: la sicurezza difensiva è interpretata da Gabriel Paletta (30 anni) e, magari, controbilancia il caso Bacca sempre meno interprete del gioco di squadra e sempre meno goleador. In compenso il colpo di tacco di Gianluca Lapadula, che non è giovane (anni 26), ma ha la grinta e la fame di un ragazzino, segnala il suo primo gol in serie A. Quanto pesante per il Milan lo capiremo nelle prossime puntate.
Sorprende il Torino che segna a raffica e riesplora il vecchio cuore granata, ma l’oscar della sorpresona tocca all’Atalanta che naviga nei piani alti della classifica, spinta dalla sua ciurma di giovani in età ancor verde speranza. Sei vittorie in sette gare, quarto posto dietro a grandi e presunte tali e tanti nomi nuovi da appuntarsi: Andrea Conti e Mattia Caldara entrambi 22 anni, entrambi in gol contro il Sassuolo, Gagliardini oltre al redivivo Petagna. Dureranno fino in fondo? Per ora sono realtà e fantasia. E mettiamoci pure la buona mano del tecnico Gianpiero Gasperini.
Appunto, andando per tecnici, nelle sorprese inseriamo la buona impronta impressa sulla Lazio da Simone Inzaghi: Ciro Immobile è resuscitato a miglior vita calcistica, la squadra gioca con semplicità ed efficacia. Inzaghi è stata l’ultima scelta dell’effervescente(eufemismo) presidente Lotito dopo una estate bollente, ma è stato la miglior scelta.
Il Napoli sconta l’assenza di Arkadiuz Milik, sorprendente nella capacità di rivestire il ruolo di novello Higuain. E altrettanto in positivo va visto il ritorno di  Edwin Dzeko ai gol che gli competono.
Sorprese in negativo: l’Inter sopra tutti e soprattutto. Chi poteva immaginare una escalation così fantasiosa di devastazioni: dal cambio tecnico alla debacle dei migliori giocatori, fino alle comiche del casting per il nuovo allenatore? Unico dubbio: il novello poveretto che siederà in panchina, fin quando durerà? Stefano Pioli era un difensore resistente, non altrettanto da quando siede sulle panche.
Dopo l’Inter, gli altri sembrano gnomi. Mettiamoci la difficoltà di Miralem Pjanic (punizioni a parte) ad inserirsi nel gioco della Juve ed anche la vena da sprecone di Khedira, la fatica del Napoli a mantenere il passo dell’anno passato e le divagazioni di Gabbiadini e Insigne nel mondo dei confusi, la Fiorentina immersa nella sua vena ondivaga, il Sassuolo che ha perso vistosamente terreno, il caso Bacca nel Milan, il Cagliari che subisce grandinate di gol in trasferta, mettiamoci pure quelli che si scansano, secondo dizione cara a Buffon. Ma ci sono davvero oppure è il campionato che è un po’ scarso? E questa non sarebbe proprio una sorpresa.


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