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Cannes: a Garrone il Gran Prix. Palma d’Oro a “Amour”

staff
27 maggio 2012

L’emozione timida di Matteo Garrone, la freddezza della Palma d’oro Michael Haneke vicino alla tenerezza del suo attore Jean Luis Trintignant tornato al cinema a 81 anni, la felicità esplosa dell’attore danese Mads Mikkelsen, la soddisfazione contenuta del ‘vincitore morale’ del doppiamente premiato romeno Cristian Mungiu (sceneggiatura e attrici), il ‘solidale’ Ken Loach. Nella notte che ha ridato la carica al cinema italiano, trascinando tutti a tifare Matteo Garrone sin dal pomeriggio quando si erano sparse le voci di un possibile premio per lui, ecco le cose che rimarranno della serata del Palmares del festival di Cannes che ha festeggiato la 65/ma edizione. Garrone che, sulla Montee des Marches, accompagnato dalla moglie Nunzia, era sorridente e felice come un bambino, una volta sul palcoscenico davanti alla gigantesca platea del Grand Theatre Lumiere nel ricevere il Grand Prix, il secondo premio per importanza nel verdetto, per lui il bis dopo l’exploit del 2008 con Gomorra, bloccato dall’emozione non ha saputo dire che pochissime parole in italiano, riconducibili alla parola grazie, mentre dalla sala si è sentito pure qualche fischio tra gli applausi. C’é da dire che la suspence per lui era fortissima tra gli italiani qui a Cannes: man mano che venivano assegnati gli altri premi, più in basso nella piramide del Palmares, parallelamente crescevano le aspettative per Reality, la dark comedy su un pescivendolo napoletano (l’attore-ergastolano Aniello Arena) che si mette in testa di entrare a tutti i costi come concorrente del Grande Fratello diventando praticamente pazzo, venduta in tutto il mondo, America compresa (in Italia uscirà il 28 settembre da 01). Un’esclusione in crescendo da cardiopalma, evidentemente anche per Garrone. Dopo di lui, la Palma d’oro, il momento più emozionante. Il regista austriaco, ‘adottato’ dai francesi, Michael Haneke, tra gli habitué del festival diretto da Thierry Fremaux era qui per la decima volta: il suo film Amour, storia cupissima di due anziani coniugi – Trintignant ed Riva – alle prese con l’aggravarsi della malattia, era il favorito in ogni sondaggio (ma anche, secondo una specie di leggenda metropolitana, osteggiato dal presidente della giuria Nanni Moretti).

A Cannes però il Palmares è davvero una sorpresa della serata. Una volta annunciata da Moretti la Palma d’oro, il ‘freddo’ Haneke é salito sul palco ricevendo un lunghissimo applauso, “sono intimidito da questa sala, ringrazio Fremaux per avermi permesso di essere in questa competizione prestigiosa”, poi ha chiamato accanto a lui i suoi attori nonnetti: Emmanuelle Riva, classe 1927 e un film di Resnais nella storia del cinema (Hiroshima mon amour) e la leggenda Jean Louis Trintignant, classe 1930, tornato al cinema dal ’98, dopo anni di teatro e di dramma familiare (la morte violenta della figlia Marie). Trintignant commosso ha cominciato a ringraziare, anzi a ”dividere il premio con il regista Haneke, il più grande vivente, Emmanuelle, Isabelle (Huppert ndr) e poi anche con la mia metà che mi ha dato l’esempio per interpretare meglio questo film”. Tenero Trintignant, tenerissime le due giovani protagoniste di Mungiu: Cristina Flutur e Cosmina Stratan, che hanno avuto la meglio sulla blasonata Kidman di The Paperboy e sulla coraggiosa austriaca in cerca di toy boy in Kenia di Paradise: Love, entrambe bravissime nella parte di un amore omosessuale appena accennato e in contrasto satanico con l’amore per Dio. Mads Mikkelsen, cui la comunità danese non perdona la voce di essere un pedofilo fino alle estreme conseguenze nel bel film di Thomas Vinterberg The Hunt, era incontenibile per la soddisfazione del premio come migliore attore e per lui dalla sala un lunghissimo applauso di approvazione. Dopo il premio al migliore regista, il messicano Reygadas di Post Tenebras Lux (il Messico e il Sudamerica sono oggi la cinematografia più vivace, secondo quanto emerge da Cannes 65), quello della giuria, il quarto per importanza: è, meritatamente, per The Angels’ Share di Ken Loach. “Per me il cinema è anche solidarietà con tutti quelli che difficilmente resistono all’austerità economica di questi tempi”, ha detto l’ultimo comunista applaudito con una storia di rinascita di un giovane delinquente di Glasgow, in alcuni momenti perfino comica. La serata, condotta da Berenice Bejo, ha visto tra gli altri alternarsi per consegnare i premi Alec Baldwin, Nastassja Kinski, Adrien Brody, Audrey Tatou, Gong Li.

 

Fonte: Ansa


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