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Musica

Cantique d’Amour, Incompiuta e Patetica

staff
6 giugno 2011


Proseguono con successo i concerti del 74° Festival del Maggio Musicale Fiorentino; dopo aver applaudito Zubin Mehta e Semyon Bychkov, ritorna sul podio del Teatro Comunale il direttore russo Andrey Boreyko, a guidare l’Orchestra Giovanile Italiana, fiore all’occhiello della Scuola di Musica di Fiesole.

 

Il concerto, in programma per martedì 7 giugno 2011 ore 20.30, presenta due capolavori fra i più celebri ed amati del Romanticismo e del Tardoromanticismo: la Sinfonia n°8 in si minore di Franz Schubert (1797 – 1828), denominata l’Incompiuta, e la Sinfonia n°6, sempre in si minore, meglio nota come La Patetica di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 – 1893).

 

Gli unici due movimenti interi de L’Incompiuta (allegro moderato e andante con moto) ed i quattro della Patetica (adagio, allegro con grazia, allegro molto vivace, finale-adagio lamentoso) sono fra i più noti del repertorio ottocentesco, mentre di rarissima esecuzione è il brano novecentesco (del 1936) ad apertura di concerto: il Cantique d’Amour di Igor Markevitch (1912 – 1983). Igor Markevitch ebbe due vite professionali, o forse due e mezzo. Oggi è ricordato, benché meno di quanto meriterebbe, come direttore d’orchestra. È stato per Firenze, e per l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, una figura emblematica, non solo per aver diretto concerti poi divenuti memorabili, ma anche per aver partecipato alla Resistenza e per aver contribuito in maniera decisiva alla rinascita dell’Orchestra del Maggio subito dopo la Liberazione.
Cantique d’amour in programma stasera è una sorta di infiammato pegno nuziale offerto da Markevitch alla prima moglie Kyra Nijinsky, danzatrice, all’indomani della loro unione che segnò l’allontanamento del musicista dai circoli dell’avanguardia parigina in quanto i due scelsero di stabilirsi in Svizzera.
Eseguire il suo Cantique d’Amour è dunque il modo più degno di onorarne la memoria.

 

Il concerto è davvero un’occasione imperdibile, per l’opportunità che offre di assistere ad un’esecuzione di due capolavori appartenenti rispettivamente al repertorio austriaco e russo, e ad un’opera novecentesca raramente eseguita.

 

Marcella Di Garbo


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