Musica

Canto d’estate a tre con canzoni e…

Eva Marti
17 giugno 2013

Assistere a concerti davvero entusiasmanti non capita tutti i giorni; possiamo anzi dire che sia un avvenimento raro e prezioso, di quelli da tenersi stretti. Improvvisamente si ha la possibilità di essere parte di qualcosa di più grande, di respirare insieme al resto del pubblico e agli artisti sul palco.
Si tratta di quello che l’antropologo Victor Turner ha definito communitas: un momento in cui, grazie a un rito “di passaggio”, la solidarietà sociale si acuisce in modo estremo, facendo sentire l’individuo parte gioiosamente integrata di una comunità, che diventa così egalitaria.
Ebbene, la musica può avere questo potere e venerdì, nella Nikolaisaal di Potsdam, grazie a Anne Sofie Von Otter, Pekka Kuusisto e Bengt Forsberg, si è arrivati molto molto vicini all’obiettivo.

Innanzitutto bisogna ammettere che un trio di personaggi come questo è davvero unico: accanto alla Von Otter, con la sua mescolanza di leggiadria, spirito e carisma, il suo pianista di sempre, Bengt Forsberg, tanto fisicamente scomposto nel suonare quanto tecnicamente e musicalmente sublime. Insieme a loro, coprotagonista del successo della serata, il violinista finlandese Pekka Kuusisto, che unisce a delle doti eccezionali di strumentista un’attenzione costante alla relazione col pubblico, vicina a quella che potrebbe avere un attore comico. La complicità fra i tre era assoluta, il che ha contribuito a creare sul palco un’atmosfera allo stesso tempo professionale e distesa, divertita e quindi divertente.
Il programma della serata, vista la provenienza dei tre musicisti, prevedeva musiche dell’area scandinava, di autori purtroppo poco conosciuti nell’Europa mediterranea. Oltre a questi alcune sublimi eccezioni, come Brahms e Saint-Saëns, fra l’altro perfettamente inseriti nell’atmosfera melanconica che ha pervaso l’intero concerto. Brani per voce e pianoforte si alternavano a pezzi per violino solo e a lieder per voce e violino, in un programma dall’equilibrio e dall’intreccio ammirevoli. Nella prima parte alcuni brani di autori come W. Peterson-Berger, T. Kuula, T. Aulin e H. Alfvén, tutti nati negli anni ’60-70 del 1800 e attivi quindi nel passaggio di secolo e nei primi decenni del ‘900. Trattandosi spesso di musiche di origini popolari, si nota come questi autori fossero molto lontani da quando accadeva nel resto d’Europa all’epoca. Le melodie sembrano spesso sospese in una dimensione senza tempo, fatta di sottili sfumature delicate e armonie evocative di paesaggi silenziosi. Non sono comunque mancati brani molto spiritosi e ritmati, in cui la voce, costretta in una sillabazione velocissima e quasi parlata, abbandona il librarsi del canto per servire in tutto e per tutto il testo.
Nella seconda parte invece, autori più noti: il Brahms dei magnifici Zwei Gesänge op. 91 per pianoforte, voce e violino, nonchè dell’incredibile Scherzo per violino e pianoforte; le magiche melodie di Grieg e il Notturno per violino e piano di Einojuhani Rautavaara, autore finlandese e unico compositore contemporaneo della serata. Per finire, un’inattesa svolta francese con due autentici gioielli di Saint-Saëns come Violon dans le soir e Danse macabre, riarrangiata per l’occasione con l’aggiunta del violino.
Ma se qualcuno pensava che la serata si sarebbe arrestata qui, si sbagliava di grosso: visto l’entusiasmo del pubblico, i bis sono stati addirittura cinque, con scelte quanto mai imprevedibili, come Summertime di Gershwin e Blackbird dei Beatles. Una serata prima di tutto all’insegna della gioia del fare e dell’ascoltare musica, con degli artisti tanto potenti nella loro sapienza musicale quanto delicati nell’offrire la loro arte al pubblico. Sono soddisfazioni.

Eva Marti


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