Cinema

Cappuccetto Rosso fa l’occhiolino a Edward Cullen

staff
29 aprile 2011


Con “Cappuccetto Rosso Sangue”, la classica fiaba dei fratelli Grimm viene snaturata, al cinema, in una storia di lupi mannari in stile romantico-paranormale; insomma, proprio quel genere che ha acquisito grande popolarità negli ultimi anni, conquistando le classifiche dei libri più venduti e dei film più visti. Infatti, sfruttando la popolarità della serie di Twilight, la regista di “Cappuccetto Rosso Sangue” non è altro che Catherine Hardwicke, la stessa donna che ha diretto il primo film della saga di Edward e Bella.
Valerie (Amanda Seyfried) è la nostra Cappuccetto, che riceve il famoso mantello rosso da sua nonna (Julie Christie). La ragazza è innamorata del bel boscaiolo Peter, ma la madre la promette in sposa al ben più ricco fabbro Henry. A complicare le cose, la sorella di Valerie viene uccisa da un lupo mannaro, che miete insaziabile altre vittime: per fronteggiarlo gli abitanti del villaggio chiamano Padre Solomon (Gary Oldman). Col tempo Valerie si rende conto che il lupo mannaro è qualcuno che lei conosce…
Anche se le immagini sono belle (infatti nella scena di apertura ritroviamo i bellissimi paesaggi di montagna e foreste tanto cari alle pellicole di Twilight), gran parte del dialogo è forse troppo moderno per il periodo in cui la vicenda è ambientata, dando al film un’aria da fiera rinascimentale dei ragazzi di “Beverly Hills 90210”. Inoltre la banale vicenda sentimentale e il triangolo amoroso ricordano troppo quello formato da Edward-Bella-Jacob. Pare proprio che l’esperienza della Hardwicke con la saga di Twilight l’abbia indelebilmente segnata, visto che con “Cappuccetto Rosso Sangue” si cimenta (di nuovo) in una fiaba “originale” dal sapore romantico-gotico col solito licantropo poco horror. Ecco che in una sequenza dove il lupo parla a Valerie è impressionante quanto la bestia ricordi il Gmork de “La storia infinita” (che aveva però ben altro spessore).
A salvare la pellicola dal baratro twilightiano c’è Amanda Seyfried, che si conferma stella emergente per la sua grande bravura. Inoltre bisogna riconoscere una certa suspance che sostiene il film verso un finale inaspettato, totalmente diverso da quello che lo spettatore può pensare durante la visione. Non è forse la rilettura che il pubblico si aspettava di una delle favole più famose del mondo, ma fortunatamente non riesce a ricreare la formula di successo vampiresco-adolescenziale del franchise di Twilight.

 

Giorgio Raulli


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