Lifestyle 2

Carrie & co: eroine letterarie di tutti i giorni

Claudia Alongi
11 giugno 2013

«Benvenuti nell’era dell’anti-innocenza: nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare; facciamo colazione alle sette e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile. L’autoconservazione e il concludere affari hanno priorità assoluta. Cupido ha preso il volo dal condominio».

15 anni, due film e un prequel dopo, stiamo ancora qui a parlarne. Sì, perché Sex and the City, (la serie che fra tribolazioni amorose e stravaganze modaiole ha sdoganato la sessualità femminile in tv), ha festeggiato il suo compleanno giusto qualche giorno fa.
Era il 6 giugno 1998 quando il canale via cavo HBO mandava in onda il primo episodio di una serie diventata cult e mai più scomparsa dai palinsesti televisivi internazionali. C’era chi, in quegli anni, aveva appena smesso di bere dal biberon (no, dai non esageriamo), chi era appena diventata una matricola all’Università, chi già era una donna multitasking (casa-figli-lavoro)… Presto o tardi, tutte le quote rosa (o quasi) hanno cominciato a identificarsi nelle quattro amiche newyorkesi, Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte, decretando una vera e propria riscossa al femminile.

Che tu sia una mangiatrice di uomini o un’inguaribile romantica o un’androgina e cinica donna in carriera o, ancora, un’autoironica scrittrice in cerca di un Big Love, di certo non sarai immune a una serie che ancora oggi continua a lasciare il segno.

Ma la fortuna di Sex and the City non si deve solo ai dialoghi vivaci, accattivanti e talvolta sfrontati, ma anche a quella cornice abbagliante che è New York City e ai costumi originali e quanto mai attuali di Patricia Field (che ha curato anche lo styling di film e serie quali Il diavolo veste Prada e Ugly Betty).

Un fenomeno di costume nato dalla penna di Candace Bushnell, autrice dei libri a cui le serie Sex and the City e The Carrie Diaries (il prequel, in onda su Mya dal 20 giugno) si ispirano.

Qualche tempo fa, nel corso di un’intervista, la Bushnell ha confermato che molti personaggi che compaiono negli episodi sono alter ego di suoi amici e fidanzati (Mr. Big, ad esempio, è ispirato a Ron Galotti, un editore newyorkese che l’autrice ha frequentato negli anni Novanta). «All’inizio scrivevo sull’Observer in prima persona» – spiega la Bushnell – «poi i miei mi dissero che si erano abbonati al giornale, così dovetti inventare uno pseudonimo, altrimenti avrebbero capito che scrivevo della mia vita privata. Così è nata Carrie Bradshaw».

Se la realtà attuale è ben lontana dalle nostre nostalgiche fantasie e giacca e cravatta hanno lasciato il posto a una “tartaruga rovesciata”…

… Potremo sempre crogiolarci rivedendo per l’ennesima volta le repliche in tv e in quell’esatto istante non potremo fare a meno di chiederci: dov’è il nostro Mr. Big?

Claudia Alongi


Potrebbe interessarti anche