Leggere insieme

Castelli di fiammiferi

Marina Petruzio
29 settembre 2013

castelli cover copia 1

“La tua mamma non vi lascerà mai tenere un cane”, afferma Nico. “La mia non lo permetterebbe mai, e nemmeno mio padre”.
“Se Lisa vuole un cane, sicuramente glielo prendono”, afferma Jan.
“Ma anche tu desideri un cane, da tanto tempo. Perché a lei sì e a te no?”.
“Perché lei è diversa” e Jan guarda Mara dritto negli occhi. “Lei è diversa, non capite? Io posso parlare, vado a scuola normalmente”.
“E allora?”, si meraviglia Mara. “Che cosa ha a che fare con un cane tutto questo?”.
“Significa che io non sono niente di speciale”, dice Jan. “ Ma Lisa è qualcosa di diverso. Per lei faranno un’eccezione”.
“Questo non è giusto, però”, ribatte Mara. “Non è colpa tua, se tu non sei ritardato”.

Basterebbe questo brano a commento del libro.
Jan è un sibling termine con il quale si identificano i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità.
Lisa, sua sorella maggiore di due anni, è autistica: non parla, mangia solo ravioli alla ricotta, si veste sempre nello stesso modo, gioca tutto il giorno scorrendo da una parte all’altra le chiavi di un grosso portachiavi facendole tintinnare, urla se le cose non sono al loro posto, secondo un ordine da lei stabilito o se la mamma si allontana anche solo dalla sua stanza.

Lisa non parla. Di contro a Jan sembra che tutto attorno a lui possa parlare: il frigorifero, il suo pappagallo Malcom, l’orsetto Erbavoglio, la piccola automobilina ed il supereroe di plastica, i suoi amici transizionali. Lui con loro parla e loro gli rispondono, esprimono un’opinione, gli danno dei consigli. Con loro Jan si confronta.
Jan è preoccupato. Molto preoccupato: vede la mamma sempre più stanca ed ha paura che non ce la faccia più. Ha paura che la mamma vada via, che li abbandoni.
Sarà il saggio mouse del suo computer a svelargli un segreto importante: le mamme, come i mouse, non posso andare via…sono legate.
Anche se è piccolo, Jan sente che la sua missione nel mondo è proteggere Lisa, starle sempre vicino, sente che non l’abbandonerà mai, che mentre mamma e papà potrebbero farlo, potrebbero non reggere, perdere la pazienza, impuntarsi per farle mangiare altre cose, prendere decisioni difficili da capire come quella di farle frequentare un istituto durante tutta la settimana, mandare via Lisa!…lui no, per lei ci sarà sempre. Costruirà una torre e lì andranno, lui e Lisa per stare sempre vicini.
Sarà Lisa che con grande stupore di tutti costruirà un castello con i fiammiferi del nonno, dimostrando di avere delle capacità e di poter fare. E sarà Jan a starle vicino, facendole usare le colla, il taglierino, dandole fiducia, offrendole il suo orgoglio di fratello per il suo successo.

Questo è un libro che parla di autismo, tema ricorrente nelle pubblicazioni della casa editrice “Uovonero”. Ma ne parla da un’altra angolatura, quella di un fratello che “non è niente di speciale” ma che nel suo percorso di crescita, quando ancora è difficile capire molte cose e soprattutto darsi una spiegazione, quando ancora non si ha ben chiaro quale sia il meccanismo inceppato nella propria sorella, dovrà affrontare e gestire sentimenti quali il senso di colpa per la propria normalità, la speranza che tutto andrà bene. Se farà il bravo, se non farà arrabbiare la mamma, se non aumenterà, solo per il fatto di esistere, il suo carico quotidiano, allora forse la mamma non se ne andrà. Non dovrà badare anche a lui ed allora sì, andrà tutto bene.
L’iper-identificazione è quello che guida Jan. Il senso di vergogna e soprattutto il saper far fronte alle reazioni degli altri, dei compagni di scuola, delle persone che non si conoscono.

E’ un libro che non fa sconti “Castelli di fiammiferi”, perché questa è la realtà di una famiglia che deve affrontare una disabilità profonda, che deve cercare di stare unita pur raccogliendo pezzi ogni giorno. Una famiglia dove non esistono spazi propri e dove non ci sarà in cambio una gratificazione qualsiasi, perché l’autismo non lo concede. Bettina Obrecht descrive con poche parole gli sguardi di taglio che Lisa offre a tutti quelli che la circondano e lo fa con una tale autenticità che sembra quasi di essere dietro quelle palpebre, sembra quasi di vedere solo uno spicchio di ciò che c’è intorno. Sembra di sentirlo quel tintinnare di chiavi che come una tortura attraversa tutta la giornata. Percepiamo nel disappunto della mamma sul piccolo chimico lasciato in disordine da Nico e Mara, il pericolo che può celarsi anche nella più banale dimenticanza, ciò che può essere e ciò che non può nella realtà di un bimbo che per la sua età non si dovrebbe controllare.
Ma questa è la vita dei siblings, di Jan, un piccolo estremamente maturo e consapevole, leale – nel profondo senso della parola – nei confronti della sorella, orgoglioso dei suoi successi, della sua piccola torre di fiammiferi.
Senza finzioni ma con estrema dolcezza narrativa l’autrice ci porta all’interno del problema, ci costringe ad affrontarlo sino in fondo, sino all’arrivo del desiderato cucciolo di cane che non potrà sostituire Lisa, certo! e che, a differenza di tutto l’intorno, come osserverà Malcom, il pappagallo: “Non dice niente”.

E’ arrivato prima dell’estate ma ancora non sono riuscita a riporlo sullo scaffale.

Marina Petruzio

Castelli di Fiammiferi
di Bettina Obrecht
Collana: i geodi
Ed.: Uovonero
Euro: 12,50
Età di lettura: dai 10 anni per tutti


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