Cinema

C’era una volta… il fantasy d’autore

Giorgio Raulli
14 maggio 2015

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La regina di Selvascura (Salma Hayek), disperata perché non riesce ad avere un figlio, ricorre ai rimedi di un negromante (Franco Pistoni): la regina dovrà mangiare il cuore di un drago marino cucinato da una vergine; il rito avrà esito positivo, ma anche la sguattera vergine che ha respirato i vapori dal pentolone darà alla luce un figlio, in tutto e per tutto uguale al principe. Il re di Altomonte (Toby Jones) alleva in segreto una pulce fino a farla diventare grande quanto un maiale: alla morte dell’enorme insetto il re ne conserva la pelle, promettendo la mano della figlia Viola (Bebe Cave) a chiunque riesca ad indovinare a quale animale appartenga quella pelle; a riconoscerla sarà però un orco. Il re di Roccaforte (Vincent Cassel), dissoluto e libertino, si invaghisce di una fanciulla ascoltando semplicemente il suo dolce canto; la verità però è che la giovane donna è in realtà l’anziana lavandaia Imma (Shirley Henderson), che vive con l’ambiziosa sorella Dora (Hayley Carmichael).

Il regista italiano Matteo Garrone, famoso per Gomorra e Reality, concorre al Festival di Cannes con una pellicola che è stata definita fantasy. Il Racconto dei Racconti – Tale of Tales in parte lo è, anche perché abiti sontuosi, ambientazioni misteriose, creature magiche e le trame fiabesche sono tutti elementi della stessa matrice; ciò che però rende la pellicola fin troppo insolita è la narrazione lenta e poco parlata, più tipica dei film indipendenti e d’autore.

Affascinante è la scelta di attingere a tre novelle de Lo cunto de li cunti, noto anche come Pentamerone, di Giambattista Basile, napoletano del ‘600, autore di molte storie che hanno dato poi origine ad altrettante favole europee tra le più famose, riprese sia dai Grimm che da Perrault (come Cenerentola, Raperonzolo o La bella addormentata nel bosco). Nella pellicola di Garrone sono messi in scena solo tre episodi che non evocano chiaramente fiabe note al pubblico, bensì svariati elementi che ricorrono in moltissime narrative e mitologie dei popoli, e quindi anche nelle favole.

Anche l’uso della colonna sonora firmata da Alexandre Desplat è interessante: accompagna ogni scena in modo insistente e tensivo quando è necessario, ma nelle situazioni da sottolineare, perchè più significative, la musica tace lasciando spazio solo ai rumori di fondo o al silenzio.

Il film purtroppo ha un ritmo eccessivamente lento, sia nel proseguire della trama che nel montaggio tra le varie sequenze degli episodi: il regista preferisce una tecnica fin troppo distesa, che va ad unirsi a dialoghi centellinati, alternati a lunghi, lunghissimi, silenzi; la durata stessa della pellicola (poco più di due ore) risulta esagerata.

Il Racconto dei Racconti è un film difficile: se da un lato è mirabile la forza nelle vicende narrate – sebbene il merito sia più del testo originale, che evoca tutta la gamma di emozioni e pulsioni umane, dall’amore alle più basse e riprovevoli, come ogni fiaba che si rispetti -, dall’altro invece l’incedere della storia risulta per lo spettatore quasi estenuante.


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