Lifestyle 2

Che abito da lavoro sei?

Claudia Alongi
10 luglio 2014

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La tuta del meccanico, gli stivali da giardiniere, il grembiule del panettiere, la camicia da boscaiolo, il basco del pittore, un tempo era facile riconoscere il mestiere di un uomo dal suo abbigliamento da lavoro, quella “divisa” dalla perfetta corrispondenza tra stile nel vestire e appartenenza sociale che oggi non esiste praticamente più. I vestiti si reinventano, si svincolano dalla professionalità di chi li indossa sul luogo di lavoro per indicare invece un singolo e individuale progetto di vita. L’abito di oggi parla di noi esattamente come vogliamo noi e ci permette di reinventarci e vestire nuove identità.

A ripercorrere il viaggio che ha portato all’attuale contaminazione dei look da lavoro, ci ha pensato la Triennale di Milano che torna a parlare di moda con la Mostra Abiti da Lavoro una vera e propria celebrazione dello stile workwear.
Abiti da Lavoro propone una riflessione socio-antropologica: un tempo l’abito faceva il monaco, il metalmeccanico, l’avvocato, il banchiere, la signora alla moda, il fantino, il musicista, il cuoco, il marinaio, la prostituta, il poliziotto, il medico, il portiere, il giudice, il muratore. Ma oggi? Oggi è cambiato il senso di ciò che indossiamo: bye bye alla funzione sociale, l’abito assume soprattutto il valore dell’espressione individuale. Diventa travestimento e forma dei nostri pensieri, se prima era l’immagine che il mondo ci attribuiva oggi è l’immagine di ciò che noi vogliamo essere nel mondo
Un percorso a ritroso ma nello stesso tempo proiettato al futuro del costume che tiene conto dell’evoluzione dello stile stesso oggigiorno.

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Quaranta, tra designer e progettisti emergenti e non, hanno realizzato altrettanti prototipi delle divise da lavoro reinterpretando il tema con proposte ironiche e irriverenti. Tra gli altri, Gentucca Bini, Angela Missoni, Elio Fiorucci, Antonio Marras, Alessandro Mendini, Daniele Innamorato, Vivienne Westwood, Issey Miyake eMella Jaarsma. Ed ecco allora che salopette, boots, pantaloni cargo, t-shirt bianche e camicie plaid sono reinterpretati con arguzia per adattarsi al guardaroba contemporaneo. Ho chiesto a chi ha partecipato – racconta il curatore della mostra Alessandro Guerriero – di creare un abito da lavoro e il risultato, in alcuni casi, ha portato alla creazione di nuove professioni futuribili, il più delle volte sono state risposte di fantasia, desideri più che abiti veri e propri”. Il progetto nasce dalla generosità di alcuni dei 40 progettisti coinvolti, che, insieme all’Associazione Tam-Tam, hanno voluto accettare la sfida di Arkadia onlus per favorire l’inserimento lavorativo di giovani disabili e così attraverso un percorso usuale di sartoria: i ragazzi che hanno frequentato il workshop gratuito di Tam-Tam hanno scoperto come si trasforma uno schizzo in un cartamodello poi trasmesso ad Arkadia Onlus, dove un gruppo di persone  con disabilità li trasforma in abiti da lavoro veri e propri.

E così la carrellata di abiti presentati alla mostra, diventa una fotografia aggiornata dei nostri tempi.

Claudia Alongi

Triennale di Milano
Viale Alemagna, 6
Milano
T. +39.02.724341
25 Giugno – 31 Agosto 2014


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