Lifestyle 2

Che cosa c’entra il bon ton?

Claudia Alongi
21 novembre 2014

1. galateo

Galateo overo de’ costumi” un trattatello pubblicato in Italia nel lontano 1558 e primo codice sull’etichetta a racchiudere tutte le norme e buone usanze da mettere in pratica nel privato e in società. E anche se galateo ed educazione sociale sono discipline in costante evoluzione in cui nuove esperienze si mescolano con vecchi usi è sempre meglio rinfrescare un po’ le basi per non trovarsi impreparati come dei cavernicoli alla prossima cena.

Alzi la mano chi non ha almeno un parente o un amico (a meno che non siate proprio voi quel parente o quell’amico) a cui è stata diagnosticata una forma grave di carenza di buone maniere. Qui arriviamo in soccorso noi con un corso semiserio, accelerato e intensivo di buone maniere. Cominciamo dalla tavola perché, si sa, il bon ton vien mangiando.

2. galeteo

1) L’invito a cena (soprattutto se formale) deve essere inoltrato agli ospiti ben otto giorni prima. Sarà cura dell’invitato confermare o declinare in tempo utile e arrivare esattamente cinque minuti prima rispetto all’orario stabilito.

2) L’attenzione del padrone di casa deve andare non solo al sapore delle pietanze in menu, ma anche al buon gusto nella presentazione di piatti e tavola. Il servizio non deve mica esser per forza quello buono, ma apparecchiare come si deve, quello sì è necessario. Se avete ospiti mette su una bella tovaglia che non faccia a pugni con piatti e vettovaglie e, magari, disponete al centro del tavolo dei fiori freschi senza però impedire la visuale tra i commensali. A voler essere bacchettoni, i coperti vanno collocati a una distanza di circa 60-70 centimetri l’uno dall’altro. Chi mai vuol stare vicino vicino a qualcun altro all’ora dei pasti?

3) La posa corretta, formalità o meno dell’occasione, prevede di non tenere mai le gambe incrociate o i gomiti appoggiati al tavolo. Il busto deve essere eretto con la schiena leggermente staccata dalla sedia. Ovviamente “stare dritti” non significa trasformarsi in uno stoccafisso, è sufficiente evitare di curvarsi verso il piatto, d’altronde non vi chiamate Quasimodo e non siete campanari a Notre Dame.

4) Al bando fumo e cellulari. Vale un po’ la regola degli aerei, cintura di sicurezza a parte. Non ammessi neppure occhiali da sole e cappellini (anche se un’antica e buona norma permetteva alle signore di tenere il copricapo persino in Chiesa, a teatro o al cinema purché non fosse così voluminoso da tediare i vicini). Mai servirsi direttamente dai piatti di portata con le proprie posate, portare il coltello alla bocca, sorseggiare rumorosamente brodo o minestre, sbadigliare, utilizzare stuzzicadenti (meglio non portarli affatto a tavola) o fare la scarpetta. Per chi se lo stesse chiedendo no, neanche leccare il piatto è una buona idea. Al massimo potete raccogliere quel saporitissimo sughetto a cui proprio non potete rinunciare con le posate e intingervi il pane.

5) Il tovagliolo va riposto piegato sulle gambe e mai allacciato intorno al collo. Se non ve ne foste accorti, il tempo di pappette e bavaglini è finito già da un pezzo!

6) Alcune dritte anche all’ora della frutta. Se prevista, l’uva si porta in tavola già suddivisa in piccoli grappoli; le ciliegie devono essere riunite in mazzetti. E che non vi venga in mente di sputacchiare il nòcciolo di un qualche frutto sulle mani o direttamente sul piatto. A mo’ di catena di montaggio, il nòcciolo passerà dalla bocca al cucchiaino da frutta (o alla forchetta) e da qui al piatto, proprio come etichetta comanda. Se è prevista frutta secca ricordate poi che per ogni tre commensali deve esserci uno schiaccianoci. Andate subito a rifornirvi da Ikea.

7) Da sfatare poi certi falsi miti sulla posizione delle posate a tavola. Se avete imparato a leggere l’ora imparerete anche questo. Se state ancora mangiando ma volete fare una pausa, per rifiatare o bere un sorso d’acqua, non sistemate le posate ai lati del piatto con i manici sulla tovaglia (eventuali salse o condimenti colerebbero rovinosamente), appoggiatele, invece, sul piatto come fossero le 8 e 20 sull’orologio. Quando avrete terminato, forchetta e coltello saranno paralleli, ma attenzione, non come fossero le 3 e un quarto bensì le 6 e 30, con la punta verso i bicchieri e il manico verso di voi. Per chi ancora sta fissando l’orologio in cerca di una qualche illuminazione ecco uno specchietto semplificativo.

3. galateo

8) Mai parlare di quello che si mangia o dire “buon appetito”, una formula augurale tanto comune quanto sconveniente, perché incita i commensali a strafogarsi. E poi la cara, vecchia, panzona aristocrazia ci insegna che a tavola non si arriva mai affamati e che il cibo altro non è che un contorno piacevole alla conversazione. E a proposito di arte del conversare, meglio evitare tra un boccone e l’altro di parlare di malanni, dipartite, preoccupazioni, bollette arretrate o riunioni di lavoro. Finireste per annoiare o mettere a disagio i commensali. Meglio restare su argomenti di interesse generale.

9) Mai chiedere il sale. Le tagliatelle al ragù saranno pure sciape ma tenetevelo per voi, talvolta la troppa sincerità non premia e la padrona di casa potrebbe prendere la vostra richiesta come una velata critica alla sua cucina. Ma poi, avete mai pensato che forse ad andarci giù pesante di sale siete voi? Occhio alla ritenzione idrica, eh!

10) Un altro errore molto comune vede protagonista il pane. Il pane non va mai tagliato a tavola con il coltello, ma spezzato con le mani in piccoli pezzi su un piattino da pane posto (norma vuole) alla sinistra del piatto per evitare di riempire di briciole la tavola. Ah e mi raccomando guai a mangiucchiarlo nell’attesa tra una portata e l’altra. Finireste per saziarvi prima del necessario.

11) A tavola mai parlare con la bocca piena. Sembra ovvio, ma c’è chi ancora non ha recepito il messaggio. Nessun commensale, statene certi, freme dalla voglia di vedere così da vicino quella poltiglia che facendosi strada tra chiacchiere e otturazioni può schizzare via come un bolide dalla parte sbagliata per atterrare proprio sulla sua faccia. Datevi almeno il tempo di ingoiare!

12) Niente rutto libero! Ok, avete gradito la cena, ma è sempre meglio riservare all’intimità delle vostre quattro pareti domestiche una tale sonora dimostrazione di apprezzamento.

Per oggi basta. Alla prossima puntata perché dal galateo non si finisce mai di imparare.


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