Letteratura

Chi si salverà dall’umorismo caustico di Quim Monzò?

Maria Stella Gariboldi
3 febbraio 2013

Una donna afflitta da un morbo incurabile chiede all’ex fidanzato di sposarla, e lui acconsente per pietà, più che per amore o solo per affetto. Ma non mette in conto che la felicità improvvisa renderà la sposina così piena di vita da sconfiggere anche il suo male, rendendo il temporaneo sacrificio del pover’uomo una prigionia a vita.
Abbiamo a che fare con uno sventurato, oppure con un vero cretino? Per Quim Monzò e la sua ben nota causticità pare non esserci alcun dubbio: il disgraziato protagonista della nostra storia non è che uno dei “Mille cretini” portati allo sbaraglio dall’autore catalano.
L’ultimo lavoro dell’autore, traduttore di Faulkner, Salinger, Bradbury, collaboratore di Bigas Luna, ancora una volta arriva in Italia grazie a Marcos y Marcos. E fin dal titolo attira i lettori con la sua giocosa malignità.

Non saranno tanti quanti ne sembra promettere il numero riportato in copertina, ma i personaggi di Monzò sono, senza ombra di dubbio, degli idioti – e non nella positiva accezione dostoevskijana.
Da un vecchietto arzillo rinchiuso in una casa di riposo che si diletta a indossare collant, gonne e rossetto, a una vergine Maria senza alcuna intenzione di portare in grembo il figlio di Dio. Dagli imprevisti risvolti di un bacio dato alla bella addormentata, alla ricerca disperata di una lettura che faccia calare la palpebra. Una galleria della stupidità che fa sorridere, ridere in modo beffardo, inarrestabile e dolceamaro.
L’umorismo al fulmicotone di Monzò ha in dote un sarcasmo acuto capace di coniugare ironia e raffinata perfidia, vetriolo e dolcemiele. Un’esperienza immaginiamo maturata solo dopo anni di studio distaccato e sempre un po’ disilluso del genere umano.
In questo poco glorioso esercito di Mille potrebbe esserci il nostro vicino, il capo, i suoceri, e tutti quei personaggi discutibili che incontrando per la strada vorremmo apostrofare con degli epiteti di cui “cretino” è forse il più lusinghiero.
Ma attenzione, perché il limite con la cretineria è sottile, e ci si passa attraverso senza rendersene conto. Monzò non lo dimentica, e gioca con abilità ad avvicinare il suo lettore ai bizzarri personaggi e a distanziarli dalla loro stupidità.
E alla fine del gioco, chi si salverà dall’etichetta di cretino?

Maria Stella Gariboldi

“Mille cretini” di Quim Monzò, Marcos y Marcos, traduzione di Gina Maneri, pp. 155.


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