Interviste

Chiara Boni torna a Pitti Immagine

Barbara Micheletto Spadini
17 dicembre 2013

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Anni lontani, vissuti in un clima più leggero e sereno, dove si intravede una silhouette quasi danzante, una massa di riccioli biondi, occhi stupiti pieni di mare, e una grande voglia di creare, sorprendere con idee non banali, promesse che anticipano quello che poi Chiara Boni ha mantenuto.

La storia della stilista si ritrova nelle sue collezioni; dimenticati gli abiti per le supermodelle, Chiara crea indumenti per donne vere, uno stile semplice e raffinato, che elimina tutto ciò che è pesante, inutile, ovvio e aggiunge poesia, emozioni, vibrazioni, romanticismo contemporaneo in contrapposizione alla sua semplicità rigorosa. Il suo è un mondo che attraversa la generazione della buona borghesia, una storia raccontata, con leggerezza, in flash back pieni di nostalgia, ricordi, attimi di dolore e, poi, la presenza discreta di persone a lei care, di luoghi, di tempi.

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Con la sua linea “Petite Robe” si rivolge alle donne dinamiche, pratiche, globetrotter, ideando abiti leggeri, ideali da mettere in valigia e ritrovare sempre perfetti. Il nero diventa colore nel suo concetto di materia e poi un’esplosione dei rossi, dei glicine, del rosa acceso, flash sensuali e spudorati, che assomigliano alle risate spontanee di Chiara.

La sua è l’affermazione che lo stile è innato, e cieco come l’amore.
Chiara è rimasta, ancora oggi, una ragazza fiorentina, dolce e sicura, bellissima, gentile e garbata, con la bocca sempre aperta al sorriso.

…finalmente, tra un aereo e l’altro, incontro Chiara e la intervisto.

Quando hai capito che la moda sarebbe stata così significativa nella tua vita?
Da bambina. Ho frequentato per tanti anni con mia madre atelier e sartorie, l’osservazione mi ha svelato in modo naturale i segreti del corpo femminile e mi ha invogliata a valorizzarlo disegnando per ogni donna un abito che ceda alla libera interpretazione della personalità e delle forme.

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Che cosa o chi ha pilotato questa scelta?
Ho iniziato a fare la stilista quando mi sono sposata, mio marito è stato per me un Pigmalione sostenendomi nell’apertura nel 1971 della fiorentina boutique-di-rottura  “You Tarzan, Me Jane” , la mia risposta ribelle al formalismo della Moda Italiana che imponeva rigore ed essenzialità.  A quei  tempi era impensabile che una ragazza ‘per bene’ si avviasse alla carriera stilistica ed io, rispettando il volere dei miei genitori,  prima del matrimonio gestivo un negozio d’antiquariato con un’amica.

Il mercato USA e Oprah Winfrey sono stati una vera conquista, che cosa rappresenta per te?
Sto vivendo una stagione di grande felicità e soddisfazione creativa con i miei little dresses molto apprezzati e richiesti dal mercato americano al punto da aver conquistato il gusto  dell’opinion leader internazionale Oprah Winfrey. Che emozione quando ci ha cercato! Oprah ha visto indosso alla sua assistente di produzione, nonché amica da 25 anni, Gayle King, un abito de La Petite Robe  e ha subito detto: «Ne voglio uno uguale, della mia taglia». E, come lei, altre signore americane, da Manhattan al Texas, che non sono state raggiunte dal sistema pubblicitario, hanno incrociato da sole la mia moda, attraverso il passaparola delle amiche o delle proposte dei department store. È stata una piacevole conferma per noi, che in America non abbiamo neppure un ufficio stampa.

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Quale tipo di donna abbraccia La Petite Robe?
La Petite Robe di Chiara Boni adotta strategie stilistiche che mirano ad assecondare con agilità il ritmo frenetico degli impegni quotidiani di una  donna contemporanea. Ripiegabili in micro buste di tulle, facili da lavare e che non necessitano di stiratura. Abiti di elegante praticità.

So già che cosa mi risponderai, ma amo fartelo dire… chi è per te la donna più elegante che hai mai conosciuto?
Come ho lasciato intendere all’inizio di questa intervista, la donna più elegante che ho mai conosciuto è mia madre. Ha influenzato il mio gusto ed il mio carattere, allontanandomi con il suo esempio dall’abitudine all’invidia e al  pettegolezzo.

La crisi ha il potere di uccidere la moda? Quali sono le incertezze attuali?
Un prodotto che riesce ad affrontare in modo vincente la crisi è quello che offre qualità in modo competitivo, io ci provo con La Petite Robe. Una collezione deve essere ‘disponibile all’uso’ per risultare vendibile, il mondo del fashion è cambiato e mette in difficoltà chi non è riuscito ad adattarsi a questo cambiamento.

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Cosa vuoi comunicare con il tuo Brand? Che cosa deve recepire la cliente finale?
Quello che voglio comunicare è femminilità. Con le pieghe, le scollature, i drappeggi e le baschine lascio che la mia percezione della femminilità scolpisca il corpo e accarezzi l’anima del piccolo vestito che sarà un giorno indossato dalle clienti de La Petite Robe.

Anni Ottanta: a Firenze in Via del Parione You Tarzan me Jane, Gennaio  2014 ritorno a Firenze, sfilata al Pitti Immagine… passando dagli USA; da dove prendi tutta questa energia e voglia di creare?
Il segreto è il senso di insoddisfazione che alimenta la mia scintilla creativa. Interpreto con serietà il mio lavoro, quella serietà che supero con leggerezza mettendo alla prova il significato del limite. Sono alla continua ricerca.

E la collezione che presenterai a Firenze al prossimo Pitti Immagine?
Pitti Immagine è per me un’occasione unica per ritornare a far sfilare le mie creazioni su una passerella alla quale sono legata da un affetto denso di ricordi. La collezionepresentata sarà l’Autunno-Inverno 2014-2015, che traduce ispirazioni Fifties e impreziosisce di dettagli retrò la vestibilità contemporanea dei miei abiti da viaggio. Assecondando i dictat dello stile ’50, compaiono anche le scarpe da abbinare ai vestiti. Le calzature sono una licenza. Pieghevoli ballerine-smart, décolléte, stivali e zeppe realizzate sempre nel pratico tessuto de La Petite Robe che gioca a rinnovarsi con inedite sperimentazioni.

“L’eleganza è innata e non ha nulla a che fare con l’esser ben vestiti.”
Diana Vreeland

Intervista realizzata da Cristina Vannuzzi a cura di Barbara Micheletto Spadini


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