Postcards

Chivasso, sulle sponde del grande fiume

Carla Diamanti
18 febbraio 2016

Postcard a

Guarda l’acqua, Chivasso. Guarda confluire l’Orco nel Po, guarda i torrenti dall’alto del suo ponte che congiunge destra e sinistra orografica del Grande Fiume. Guarda l’acqua che scorre, mentre volge lo sguardo alle leggende e ai castelli del Canavese. Intanto custodisce le tradizioni del passato. Lo avverto passeggiando ai piedi del torrione dell’antico castello dei marchesi, nel centro storico che mantiene un sapore d’altri tempi. L’arteria principale, via Torino, è un susseguirsi di portici che si aprono sulla quinta spettacolare delle montagne innevate. Qui trovo la ghiottoneria che precede la sua fama oltre i vicoli del centro. Piccola e tonda, color nocciola come l’ingrediente principale dell’impasto, le nocciole piemontesi tritate e mescolate a zucchero e albume, poi lavorate per ore.

Prima di essere infornati, i “nocciolini”, così si chiamano, vengono disposti sulle piastre di cottura come tanti minuscoli bottoncini rotondi. Secondo la leggenda hanno oltre due secoli, sono nati come noisetti e sono diventati famosi anche grazie alla confezione originale che hanno ancora nella pasticceria d’origine. Un pacchetto rosa. Così partirono dalla bottega di Luigi Bonfante di Chivasso nell’Ottocento e arrivarono in tutta Italia. Ci faccio un salto anche io, accomodandomi nella saletta liberty decorata con marmi, specchi e boiseries, come nella migliore tradizione dei caffè piemontesi.

Mi godo il profumo di biscotti alla Malvasia e al Passito, quello dei Baci alle nocciole e dei Moscatini e mi sembra di entrare in un’altra dimensione. Continua anche poco fuori città, dove il verde racconta delle imbarcazioni locali senza prua né poppa, utilizzate in passato per il trasporto e chiamate “bricel”. Penso ai ritmi di vita scanditi dal fiume e dalla pianura, alzo lo sguardo e contemplo l’edificio che segna l’imbocco del Canale Cavour. Veniva inaugurato un secolo e mezzo fa e ancora oggi rimane un’opera idraulica straordinaria che ha ridisegnato la geografia della Pianura Padana. Accanto, lungo i viali, corre la pista ciclabile del Parco Fluviale del Po Torinese. Bisognerebbe tornarci più spesso, da queste parti. E bisognerebbe raccontare di queste opere che hanno avuto un impatto memorabile sulla vita e sull’economia. Acqua, risaie, ambiente umano. E piccole ghiottonerie.

 

www.thetraveldesigner.it


Potrebbe interessarti anche