Leggere insieme

Ci sono gli orsi in Africa?

Marina Petruzio
16 giugno 2013

Oggi, 16 Giugno, ricorre la Giornata Mondiale del Bambino Africano ed è proprio di Meto, uno di loro, che vi vorrei parlare.

Già dalla cover quest’albo sembra invitarci a metterci comodi e cominciare la nostra lettura con gli occhi ancor prima che con la voce.
Sei giraffe curiose e un po’ pettegole, abbassano il loro collo per osservare un po’ più da vicino quello strano animale che un bambino africano mostra loro a braccia tese, facendo la stessa domanda posta a tutti gli animali incontrati nella savana: “Ci sono gli orsi in Africa?

Il bambino si chiama Meto ed è un bambino della savana africana, quella che troviamo nel risguardo, color della terra secca e polverosa: un ampio spazio, alberi ad ombrello messi lì per riparare dal sole quando scotta troppo e secca tutto intorno. Animali grandi e piccoli, chi quadrupede chi bipede, con corna potenti, lunghe zanne, folte criniere, mantelli che un piccolo creatore ha disegnato con cura e passione e che all’occasione servono per mimetizzarsi o per pavoneggiarsi. Un corso d’acqua che si allarga a formare una pozza dove gli animali si fermano, chi per bere, chi per rinfrescarsi, e dove gli anziani del villaggio si ritrovano per discutere questioni legate alla comunità, al villaggio. In basso a sinistra una zona cintata da rovi spinosi per proteggerlo dai pericoli notturni; all’interno recinti per gli animali delimitati da bassi muretti fatti di argilla, alberi dalle chiome ombrose e tutto lungo il perimetro esterno una dozzina di abitazioni ovali fatte di sterco misto a fango: questo è il villaggio di Meto, è qui che vive con la sua famiglia, con i suoi fratelli, con i nonni.
Ci sono animali dappertutto in questo posto. E Meto ne possiede uno tutto suo: una capretta bianca…di quelle vere, da accudire e amare per farla crescere.

Sullo sfondo, in alto, quasi appartenesse ad un’altra prospettiva, una jeep corre veloce inseguita dalla nube di polvere e terra che solleva, diretta all’aeroporto, o a quello che intuiamo essere tale dalla presenza di un piccolo velivolo in attesa.
E’ proprio questa la jeep arrivata qualche ora prima al villaggio di Meto, lui è sempre contento quando sente, ancor prima di vederla spuntare, quello strano rumore di motore: “Evviva! Abbiamo visite!”
Perché lui trova sempre molto divertenti tutte queste persone che arrivano da lontano, che non parlano la sua lingua e che indossano tanti vestiti!!
E quella mattina nel gruppo c’era anche una bambina, più o meno della sua età: stringeva tra le braccia un piccolo animale con attorno al collo un bel nastro rosso, proprio come quello che la bambina portava tra i capelli.
Meto osserva incuriosito quell’animale, lui, non lo ha mai visto!
Il tempo di qualche frettoloso scatto e la jeep riparte di gran carriera “Kwaheri! Kwaheri!” si salutano tutti, lasciando, ahimè, a terra il piccolo animaletto inanimato.
Meto se ne accorge subito. Lo prende. Lui sa quel che deve fare: raggiungere la jeep e riconsegnare il suo animaletto a quella bimba che probabilmente starà soffrendo molto per la sua inspiegabile scomparsa, lui sa che è così.
Per fare questo Meto deve sbrigarsi, correre ed attraversare tutta la savana, allontanandosi molto dal suo villaggio…
E correndo incontra i diversi abitanti della savana: Kiboko, Simba, Tembo, Twiga i cui cuccioli si uniranno a Meto in questa corsa di solidarietà di diverse razze ma tutte bambine.
Sarà grazie all’aiuto di Twiga, alla sua ampia falcata nella corsa, al suo lungo collo al quale aggrapparsi, che Meto e tutti arriveranno all’aeroporto giusto un attimo prima che il piccolo aereo spicchi il volo e sparisca tra le nuvole, guidati dal forte pianto della bambina.

Meto riceverà una ricompensa preziosa per quell’impresa che solo il cuore grande di un bambino poteva compiere.

Questa è la storia di due bambini: un bambino colorato ed una bambina un po’ meno, uniti dall’esperienza di avere un amico universalmente importante: il proprio animale, che non importa se vero o finto, importa quel che è per il suo bimbo.
Questa è la storia di due bambini uniti da un unico codice: il fatto di essere bambini.
Questa è la storia di un bambino che indossa pochi vestiti e di una bambina che indossa tanti vestiti e del fil rouge che unirà le loro vite da questo momento ed alimenterà il reciproco ricordo nonostante vivano in due continenti differenti.
Perché i grandi hanno bisogno delle fotografie per ricordare, i bambini no.
Questa è la storia del primo Orso arrivato in Africa! Che avvenimento!

Tommaso vuole che glielo legga, una, due volte e sempre abbracciato alla sua giraffa, africana anche lei, e sua inseparabile compagna di vita da molti anni… più di quanti se ne possa ricordare…

L’autrice di questo testo Satomi Ichikawa è Giapponese, stabilitasi in Francia ha cominciato a dedicarsi all’illustrazione per l’infanzia diventando autrice anche dei suoi albi. Ama collezionare bambole ed orsetti di peluche e popolare i suoi albi di bambini curiosi e vivaci, perché non è necessario essere bambini ma ricordarsi di esserlo stati. Della stessa autrice, che ama viaggiare e conoscere la gente dei luoghi che visita, e che dai suoi viaggi trae spunto, sempre sull’Africa: “Baobabà”.

Marina Petruzio

 

 

 

 

 

 

CI SONO GLI ORSI IN AFRICA?
di Satomi Ichikawa illustrato dall’autrice
Edito: Babalibri
Euro: 12,50
Età di lettura: per tutti!


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