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Cina sotto il segno della Scimmia

Carla Diamanti
4 febbraio 2016

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Persino le famose vetrine delle Galeries Lafayette si vestono di rosso. Anzi, una di loro si trasforma in una porta, rossa, proprio come una di quelle che si vedono negli edifici cinesi. Così in ogni angolo del mondo, e in tutte le Chinatown sparse per il pianeta, ci si prepara a festeggiare il Capodanno più rosso che esista. Quello cinese, che quest’anno dà il benvenuto all’anno della Scimmia. Guardo le vetrine e penso agli altri colori che mi sono rimasti impressi dalla Cina. Il verde, soprattutto. Quello delle acque dello Yangtze dove scivola dolcemente la nave da cui contemplo il panorama. Sull’acqua, davanti ai miei occhi, scivolano altrettanto dolcemente le chiatte che si avvicinano alle sponde minuscole che sembrano sfuggire alle pareti di pietra ricoperte di verde, quello degli alberi. Sono cariche di container e viaggiano chissà verso quali porti fluviali. Qualcuna si avvicina alle pareti di pietra sovrastate da muri di sassi che sembrano improvvisati. Trattengono il carbone che viene caricato sulle chiatte da lunghi tubi scuri, assomigliano a cannucce.

La nave scorre e il verde rimane attorno alla grande diga e poi su tettucci delle motociclette, a terra. Il verde abbraccia le gole scavate dal fiume, a volte tanto strette da sfidare i raggi del sole, circonda la città fantasma di Fengdu, dove i templi sembrano disposti l’uno sull’altro per assecondare il fianco della montagna. Salgo fra le statue di demoni che accompagnano il percorso sulla collina di Mingshan e mi fermo a curiosare fra le pentole di cibo sconosciuto sulle bancarelle di legno. Pentole fumanti come quelle lungo le strade di Yangshuo, fra le risaie a ridosso di un altro fiume, il Li. In alto, oltre i pinnacoli di roccia e verde che spuntano dalle sue acque nei dintorni di Guilin, ci sono i villaggi in cui vivono gruppi di minoranze etniche che preservano la bellezza delle loro culture e le tradizioni che rimangono nel tempo. Ecco le donne dalla capigliatura lunghissima che portano avvolta attorno alla testa, ecco le teiere di porcellana multicolore e le cucine di strada dove il riso viene cotto nel bambù. Di sera, quando le esperienze della giornata scorrono nella mente per rimanervi impresse, è il momento della sorpresa. Nel vasto teatro naturale – il più grande del mondo – aperto sulle acque del Li che diventano parte della scenografia mentre le colline fanno da quinta naturale, attori e danzatori danno vita a uno spettacolo fiabesco. Il buio della notte sparisce e lascia il posto a un tripudio di colori mentre una piccola imbarcazione di pescatori intona canti popolari e apre il racconto di millenni di storia. Il verde sposa il rosso e tutte le sfumature dell’arcobaleno. Il cuore ringrazia: questa emozione non si dimenticherà mai.

Benvenuto, anno della Scimmia!

 

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