Cinema

Cinema: nuova frontiera in difesa delle donne

Giorgio Merlino
29 novembre 2011


Il 25 novembre 1960 in Repubblica Domenicana, tre sorelle dedite alla lotta di liberazione contro la dittatura del generale Trujillo furono violentate e assassinate; l’accaduto scatenò un tale sgomento da sollecitare l’intera nazione e forse anche per questo da lì a poco il regime crollò.
Nel 1979, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione delle Donne per rafforzare le misure previste negli strumenti giuridici esistenti a livello internazionale e venti anni dopo, il 25 novembre è stato proclamato Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Intervita Onlus, organizzazione non governativa che opera nel Sud del Mondo, ha attivato una campagna di sensibilizzazione a favore della “parità di genere” come volontà di tutelare i diritti di ogni donna e ha intrapreso una lotta allo sfruttamento sessuale e alla violenza domestica, fenomeno più vicino a noi di quanto possiamo solo immaginare; in Italia sono 651 le donne uccise negli ultimi 5 anni, 127 solo nel 2010 e secondo l’Istat il 31,9% delle donne dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale.
L’associazione, volendo farci partecipi di questa triste realtà, in cui sfortunatamente siamo immersi, ha organizzato settimana scorsa a Milano la rassegna cinematografica Siamo Pari! La parola alle donne.
L’inaugurazione ha visto protagonista in anteprima nazionale, il film “Maternity Blues – Il Bene dal Male”, premiato a Venezia 2011 nella sezione Controcampo e al Festival du Film Italien de Villerupt.
Il regista Fabrizio Cattani desiderava portare sul grande schermo la storia di quattro donne diverse tra loro, ma legate da una colpa comune: l’infanticidio. All’interno di un ospedale psichiatrico giudiziario, le protagoniste trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore.
Affrontando ogni situazione collaterale dell’infanticidio, il film racconta un fenomeno assai diffuso ma lontano da ogni nostra concezione umana; come il critico cinematografico Gianni Canova ha voluto precisare, una cosa è guardare l’infanticidio attraverso i plastici di Bruno Vespa, un altro con i propri occhi in sala.
Nello svolgersi di ogni scena l’angoscia e nello stesso tempo l’immedesimazione del pubblico era palpabile, come se sullo schermo non scorressero milioni di fotogrammi ma pure emozioni; l’apprezzamento per ciò a cui si era appena assistito non si è materializzato sotto forma di scroscianti applausi ma con un silenzio tombale, come attoniti di fronte a un dipinto di rara bellezza.
Maternity Blues è stato di certo il più toccante ma la rassegna nei giorni seguenti ha potuto contare altre ottime pellicole.
“Per la mia strada” diretto da Emanuele Giordano, racconta uno spaccato d’Italia; nonostante la buona volontà delle donne, i media continuano a mostrare un’immagine femminile stereotipata.
“Africa Rising” di Paula Heredia, affronta un complicato tema, soprattutto da trattare, come quello delle mutilazioni genitali femminili in Africa.
“Pink Gang” di Enrico Bisi. Documentario che vede protagonista una inusuale Gang di sole donne nata in India per difendere le donne vittime di soprusi e ingiustizie.

 

Giorgio Merlino


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