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Design

Cinque lampade fuori dagli schemi

Davide Chiesa
19 maggio 2015

copertina 5 lampade design

Chi ha detto che la luce sia un elemento di secondo piano all’interno di un progetto di design? Niente di più falso, infatti il progetto illuminotecnico di un ambiente, di una casa o di un hotel è tra i più importanti per la resa finale e la trasmissione del messaggio del progettista: non c’è niente come una luce sbagliata, sia essa naturale o artificiale, che possa demolire un lavoro di progettazione durato mesi o addirittura anni.

Vogliamo quindi presentarvi qui di seguito cinque progetti di lampade che sono stati pensati per essere utilizzati fuori dagli schemi consueti e con una doppia valenza, quella di elemento illuminante ma anche quella di momento progettuale di riflessione e innovazione.

String light è un vero e proprio progetto architettonico di gestione della luce, dove il designer greco Michael Anastassiades si è lasciato ispirare sia dai fili elettrici che collegano i tralicci della luce che lui osserva spesso nelle nei suoi viaggi sia dalle luci dei piccoli paesi mediterranei che sono collegate gli uni agli altri da fili lasciati penzolare liberamente a vista.

Il risultato di questa ispirazione è un progetto estremamente poetico dove l’architettura degli spazi è delimitata da quelli che sembrano tratti di matita su un foglio ma che in realtà servono a costruire spazi interni estremamente leggeri e funzionali, slegati dal vincolo fisico degli impianti elettrici.

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Dalla mente contorta e pazzoide di Ingo Maurer negli anni ’90 è nato Porca miseria!, un lampadario che non ha pari all’interno del panorama internazionale del design della luce; un’esplosione di pezzi di ceramica che parte da un centro e si estende verso l’esterno come l’ipotetico Big Bang di un servizio da tavola. La leggenda vuole che sia lo stesso Ingo Maurer a rompere i piatti di suo pugno e ad assemblare con i suoi collaboratori il lampadario, riservandosi ogni volta la facoltà di accettare o meno la produzione in base alla pianta dell’ambiente di destinazione dell’oggetto e alle fotografie che gli vengono inviate.

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Forte dei suoi cent’anni e più di produzione, la lampada Fortuny di Pallucco è l’esempio perfetto di come un oggetto possa venire creato rifacendosi ad elementi mutuati da un altro ambito artistico. Creata e pensata da Mariano Fortuny che era pittore, stilista e scenografo spagnolo, questo è un oggetto di design che trae la sua origine da un sistema di illuminazione pensato per il teatro ed in effetti più che una lampada vera e propria si tratta uno schermo illuminante, dal momento che il paralume ad ombrello è realizzato con un cotone riflettente su cui viene indirizzata la luce che poi viene riflessa verso l’ambiente.

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Chi conosce la vita e i progetti di Gino Sarfatti sa che è stato un imprenditore e designer che, nei suoi 30 anni di carriera, ha prodotto più di 400 modelli di lampade ed era noto per l’instancabile ricerca sui nuovi materiali, sui metodi di produzione e sulle nuove fonti di luce. Il lampadario 2097, prodotto ancora oggi da Flos sin dal 1958, espone a tutto tondo questa perenne ricerca di innovazione del linguaggio formale: le trenta lampadine disposte intorno ad un tubo d’acciaio e tenute dai bracci orizzontali sono in netto contrasto formale con le forti linee orizzontali e verticali della struttura, mentre i fili elettrici lasciati a vista completano dolcemente la composizione con le loro linee curve, donando a questo oggetto senza tempo un pizzico di sapore tradizionale.

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Nel suo viaggio dissacrante all’interno del mondo del design, il gruppo scandinavo Front ci pone infine un quesito: a chi non piacerebbe abitare in una casa dove i cavalli o i conigli rischiarano gli ambienti e i maiali corrono a servire gli ospiti con un vassoio sulla testa? Ecco come è nata Horse Light per Moooi, come una sorta di richiamo a letterari paesi delle meraviglie in cui gli elementi quotidiani si trasformano in compagni silenziosi.

Davide Chiesa
www.davidechiesa.com


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