Cinema

Cinture di sicurezza contro gli imprevisti della vita

Sarah Elisabetta Scarduzio
21 marzo 2014

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Una pioggia scrosciante e fitta nella città di Lecce ci conduce ad una fermata dell’autobus, dove si stanno riparando un gruppo di persone. Lì intravediamo Elena e Antonio, le cui vite saranno destinate ad intrecciarsi. Con un litigio avviene il loro primo incontro: Antonio è scontroso, irruente, sfrontato, quasi animalesco, Elena è invece il suo opposto.  Ancora non si conoscono, ancora non immaginano il loro destino. Entrambi sono fidanzati: lui – lo scopriamo poco dopo – con la migliore amica di Elena, Silvia, e lei con Giorgio. Molto diversi in tutto, sembra non esserci alcuna affinità che li possa legare né, inizialmente, stima reciproca; eppure una passione carnale ed indomabile li attrae e li investe mutando i loro percorsi.

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La narrazione fa poi un salto nel tempo. Ci ritroviamo tredici anni più tardi: Elena è riuscita ad aprire un locale insieme all’amico che più ama, Fabio, è sposata con Antonio e ha due bambini. Ma un inaspettato e doloroso evento si abbatte su di lei, sul suo corpo, e quell’amore tanto irrazionale e istintivo si trasforma, si completa e diviene totale, restandole sempre accanto, sorreggendola.

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Allacciate le cinture è l’ultimo dramma di Ferzan Özptek, ambientato nella bellissima Puglia che avvolge con i suoi paesaggi. La storia è semplice, la si sente vicino alla realtà e viene raccontata in modo originale. Il passato ed il presente in un momento si camminano accanto e si guardano negli occhi, si scambiano, mostrandoci ciò che è accaduto realmente negli anni precedenti.

A tratti il film fa sorridere grazie ai personaggi interpretati da Elena Sofia Ricci, l’eccentrica zia, e Carla Signoris, madre di Elena, e all’interpretazione divertente, velata tuttavia di un sottile strato di tristezza, del personaggio pieno di vita di Paola Minaccioni.

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Kasia Smutniak interpreta Elena riuscendo a coglierne la natura e a regalare un personaggio femminile forte, sensibile e commovente. Il ruolo di Antonio è stato invece affidato a Francesco Arca, imponente con il suo fisico scultoreo ed uno sguardo cupo e impenetrabile, segnato da una durezza che sembra solo apparente. Ma della sua storia emerge solo la superficie, il  resto rimane celato e, con esso, le sue emozioni interiori.

Nonostante tutti i pregi, al termine della pellicola rimane qualcosa che non convince: si ritrova lo stile che caratterizza il regista, però altre sue opere restano incomparabili a questo pur interessante lavoro.

Sarah Elisabetta Scarduzio


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