Advertisement
Architettura

Città galleggianti: una nuova frontiera dell’abitare

Roberto Levati
24 febbraio 2017

Come combattere il graduale innalzamento del livello delle acque terrestri? Semplice, costruendo case e intere città galleggianti!

Questa è la soluzione che il governo della Polinesia francese sta sviluppando in collaborazione con un gruppo di progettisti e con il Seastanding Institute, una società di San Francisco specializzata nella realizzazione di opere marine e flottanti.

L’obiettivo è certamente ardito, ma la determinazione non manca! Le istituzioni polinesiane infatti hanno lanciato un concorso di idee con l’intento di realizzare un primo insediamento totalmente abitato e funzionante entro il 2020.

Dalla competizione emergono due vincitori che, con le loro proposte, hanno contribuito alla configurazione di piccole città autonome interamente circondate dall’oceano.

Artisanopolis – Gabriel Scheare, Luke & Lourdes Crowley, and Patrick White

Una città composta da elementi geometrici base che possono essere assemblati e composti tra loro, adattandosi ad ogni possibile configurazione e necessità richiesta dalla cittadinanza.

Ciascun modulo è indipendente, facilmente trasportabile e si aggancia alle strutture principali tramite specifici meccanismi di incastro.

Le piattaforme pentagonali che ospitano i moduli base sono a loro volta circondate da un sistema “anti onda” in grado di proteggere l’insediamento da eventuali maremoti, mentre sistemi tecnologici molto avanzati garantiscono il fabbisogno energetico attraverso lo sfruttamento di acqua, sole e vento, riducendo al minimo l’impatto ambientale di ogni insediamento.

Storm makes sense of shelter – Simon Nummy

Ispirata ad una massima del filosofo francese Gaston Bachelard, la proposta dell’architetto Nummy presenta una struttura simile alla precedente, ma caratterizzata da elementi architettonici più omogenei e allo stesso tempo autonomi. Ciascun blocco è infatti energeticamente indipendente e contribuisce al fabbisogno degli spazi pubblici ed al suo interno vengono ricavati degli spazi per la coltivazione idroponica di frutta e verdura.

Contrariamente al precedente, questa soluzione non è completamente galleggiante. La città è infatti agganciata a grandi piloni ancorati sul fondo dell’oceano, integrati da un sistema di “pipe ocean”, delle vere e proprie gallerie d’acqua che, sfruttando il moto ondoso marino, azionano un sistema di pompaggio di acqua fresca e nutriente destinata alle coltivazioni e alle reti di servizio delle varie piattaforme.

Il governo polinesiano si sta mostrando convinto e deciso nell’approfondimento di entrambe le soluzioni, cogliendo l’occasione per dare vita non solo a nuove forme dell’abitare, ma anche a nuove forme sociali e governative.


Potrebbe interessarti anche