Cinema

Civiltà perduta: un uomo e la sua ossessione

Michela D'Agata
28 giugno 2017

Civiltà perduta ( in originale The Lost City of Z), nei cinema italiani dal 22 giugno, è il nuovo film scritto e diretto da James Gray e tratto dal romanzo di David Grann, “Z la città perduta”.

Il film racconta l’incredibile storia vera di Percival “Percy” Fawcett (Charlie Hunnam), un colonnello dell’esercito britannico che all’inizio del ventesimo secolo, per riscattare la sua carriera, accetta di partire per una spedizione in Amazonia con il compito di mappare un territorio fino ad allora inesplorato.

Innamoratosi del luogo, Fawcett deciderà di tornarvi più volte, alla ricerca di una civiltà nascosta nel cuore della foresta brasiliana, della cui esistenza è profondamente convinto: la scoperta infatti non solo potrebbe confermare la teoria secondo cui alcune civiltà composte da uomini di colore possano essere decisamente avanzate – uno schiaffo al razzismo imperante dell’epoca –, ma permetterebbe anche al colonnello di riabilitare la propria immagine, dati alcuni scomodi precedenti familiari.

Il raggiungimento di questa “El Dorado”, diventerà quindi per lui una vera ossessione, da cui neanche i figli e la moglie (Sienna Miller), seppur comprensiva delle sue ambizioni, riusciranno a distoglierlo. Il figlio maggiore di Fawcett,  interpretato da Tom Holland (che presto vedremo in Spiderman: Homecoming), deciderà infine di partire con il padre alla volta dell’ignoto, senza avere la certezza di poter tornare indietro…

Charlie Hunnam abbandona le consuete vesti da macho (Sons of Anarchy, Pacific Rim) e si dimostra all’altezza di un ruolo intenso ed emozionante: quello di un uomo conteso tra l’amore per la sua famiglia e la spasmodica ricerca di qualcosa che potrebbe essere solo una fantasia, ma che si tramuta di fatto in una in ricerca di senso per la sua intera esistenza.

Hunnam divide poi la scena con Robert Pattinson, che, nelle vesti del fidato compagno di viaggio di Fawcett, ci regala una brillante performance, nonostante il ruolo apparentemente marginale. Leggermente anacronistico, invece, il taglio eccessivamente femminista che viene dato al personaggio della moglie del colonnello. Ma, si sa, Hollywood è Hollywood…

Di straordinario impatto, infine, sono le immagini della natura sconfinata che ne catturano alla perfezione il fascino irresistibile e rendono l’intero spettacolo una delizia per gli occhi.

Una biopic d’avventura un po’ old-style, ma di sicuro impatto, la cui unica pecca è forse la lunghezza: 141 minuti.


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