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Come faccio a dire basta?

Lara Bottelli
14 agosto 2013

separazione

Nell’intimo si ha la consapevolezza di non amare più, di essere anni luce da quella relazione frizzante, piena di promesse, aspettative e speranze che era un tempo. La mente fantastica su un’ipotetica rottura: quali conseguenze potrebbe avere, quali ripercussioni sulla nostra vita… Saremo abbastanza forti? Siamo pronti a “tornare soli”?
A volte ci si confida con gli amici, sperando segretamente di trovare in loro la forza e la fermezza che ci servono, altre volte si rimugina in silenzio, tenendoci tutto dentro.
Ma perché è così difficile dire “basta”, anche quando la relazione in cui viviamo non ci dà più nulla, anche quando siamo certi che troncare sia l’unica cosa giusta da fare? Perché è così complicato mettere in pratica il famoso detto “meglio soli che mal accompagnati”?
Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta e sessuologa Barbara Florenzano, che da anni si occupa di workshop e gruppi di lavoro sul tema.
“Ammettere la fine di un amore può essere faticosissimo, talmente pesante che spesso le persone preferiscono rimanere insieme e portare avanti una relazione innegabilmente insoddisfacente per entrambi. Lo so, sembra paradossale…. Confucio dice “La porta è la via d’uscita, perché nessuno vuol servirsene?“. Perchè la forza degli automatismi è imponente: quello che silentemente ci diciamo ogni giorno è “Si, così non sto bene, ma cambiare potrebbe essere peggio, ho il terrore di fare un salto nel vuoto”. Abbiamo paura di far soffrire e/o inimicarci i nostri figli – dimenticando spesso che lo facciamo già nella quotidianità costringendoli a respirare un’aria pesante –, di rimanere soli, di deludere parenti e amici, di non riuscire a cavarcela con le nostre sole risorse economiche, di fare un errore lasciandolo/a e di non poter tornare indietro. La realtà è che ci manca il coraggio di pagare il prezzo del rischio, una conditio per qualsiasi cambiamento.”

Dunque i meccanismi psicologici sono diversi e complessi. Ma può incidere su questi anche il contesto sociale? Ad esempio la pressione da parte della famiglia o del gruppo di amici della coppia, la presenza di figli?

“Come dicevo i figli sono spesso il primo alibi dietro cui ci nascondiamo – spiega Florenzano – ci raccontiamo che in fondo siamo stati bravi a mantenere un’aria serena in casa, ignorando volutamente che i bambini più sono piccoli e più captano tutto. Magari non capiscono ma sentono, sentono col cuore. Respirano l’aria tesa, cupa, i silenzi e le distanze….Se poi la nostra scelta è legata alla famiglia d’origine (“Come la vivrebbero mamma, papà o entrambi?!”) allora dobbiamo interrogarci sullo stato del nostro cordone ombelicale!“

Ma allora cosa può aiutare ad esser più sicuri di se stessi e coscienti-autonomi nelle proprie decisioni?

“La consapevolezza può essere aiutata dall’ascolto delle persone che ci vogliono bene: se più di un amico, fratello o altro familiare si mostra preoccupato per noi, per la nostra serenità, forse potremmo provare ad aprirci alla loro prospettiva, accogliendo l’offerta d’aiuto che più o meno esplicitamente ci stanno facendo. Guardarsi dentro non è una capacità ma un processo: ci si può allenare a interrogarsi sul proprio stato d’animo e ad agire nella direzione di ciò che immaginiamo ci renderebbe felici. Rispetto alla “sicurezza” la risposta è complessa, dipende a che livello di fragilità ci sentiamo: in alcuni casi sarà necessario un supporto psicoterapeutico, in altri il successo ottenuto a piccoli passi nei cambiamenti decisi ci fornirà via via la forza e la struttura per procedere con maggiore fiducia verso una vita migliore.”

Che fare dunque? Come imparare a dire basta?

“Solitamente il BASTA!!! arriva quando disperazione e malessere superano le paure. Se non accade, probabilmente ci siamo procurati una velenosa assuefazione all’insoddisfazione. Fermarsi è il primo passo: rompere la routine per dedicarsi a se stessi ed interrogarsi su come stiamo e cosa vogliamo veramente è un dovere, poi potremo affrontare i cambiamenti che riteniamo necessari, a piccolissimi passi.”

Lasciare una persona che ci ha accompagnato per un periodo, più o meno lungo, della nostra vita è chiaramente molto difficile; anche in questo caso, come spesso accade, i cambiamenti veri avvengono “per crisi”. Forse può essere utile cercare di credere di più in noi stessi, nella nostra capacità di affrontare le situazioni avverse, imparare a riacquistare la propria autonomia e soprattutto capire che possiamo stare bene anche da soli.

Lara Bottelli


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