Letteratura

Con Alan Bennett è tutta un’altra storia

staff
19 febbraio 2012

Lo scrittore più amato della Gran Bretagna, il maestro della burla, il funambolo dello sghignazzo. Alan Bennett torna con una nuova commedia, ovviamente grazie ad Adelphi, che da sempre si preoccupa di portare in Italia le opere dello scrittore.
“The history boys”, per la verità, proprio nuovo non è. Nel 2004 la pièce ha debuttato al National Theatre di Londra, vincendo ben sei Tony Awards, e due anni dopo è stata riadattata per il grande schermo. Nel teatro come nella letteratura, Bennett sforna regolarmente successi internazionali, e “Gli studenti di storia” non è stato da meno. Si è fatto strada, calcando i palcoscenici di tutto il Mondo: l’anno scorso, poi, è arrivato anche all’Elfo Puccini di Milano, con la sapiente regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.
Essenziale la trama: provincia inglese, anni ’80, otto studenti sono in lizza per l’ammissione alle blasonate Oxford e Cambridge; il preside, più interessato a dar lustro all’istituto che all’effettivo destino dei ragazzi, ai due insegnanti incaricati di prepararli affianca il giovane Irwin.
Fin qui, una storia come un’altra. Ma il tocco dell’autore non poteva che essere inconfondibile.
A tratti autobiografico, come viene affermato dallo stesso Bennett nella preziosa introduzione, “Gli studenti di storia” usa il potere dissacrante della risata come metodo d’indagine del reale.
Per farlo, l’autore affila la penna e mette in scena un microcosmo estremamente polifonico che va dalla gag alla battuta di spirito, dalla citazione colta al dialogo filosofico; tira i fili, da grande burattinaio, per dar voce ai sospiri di femminismo frustrato della professoressa Lintott, alle derive religiose di Scripps, ai patemi omosessuali del giovane Posner, alle sgargianti provocazioni di Dakin il donnaiolo. Ma soprattutto al vibrante contrasto tra il professor Hector – pedagogo motociclista dalla vena istrionica, per cui la cultura è appagamento in sé e necessita di essere vissuta sulla propria pelle – ed Irwin – cinico e distaccato, vende un sapere irriverente, anticonformista ma soprattutto utilitaristico.
Fulminee, 130 pagine che aprono il sipario su quesiti importanti: non solo riguardano la natura dell’insegnamento, ma investono anche la definizione stessa di cultura e il suo utilizzo nella società. Anche senza un palco, ma con il solo potere dell’inchiostro, le parole di Bennett mantengono intatte la loro freschezza, con un retrogusto pensoso, che le pone tra la critica sociale e la riflessione interiore.

 

Virginia Grassi


Gli studenti di storia di Alan Bennett, Adelphi, traduzione di Mariagrazia Gini, pp. 178.


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