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Fotografia

Con Feldmeyer alla scoperta del Sublime

Alberto Pelucco
8 maggio 2014

even after all 14

“Untitled” è il nome di una delle opere di Nicholas Feldmeyer, artista inglese, classe 1980, e protagonista della omonima mostra fotografica allestita dalla MC2Gallery di Milano.

Non si tratta di un titolo scelto a caso. Le parole sono infatti del tutto inutili quando ci si trova di fronte a una nuova interpretazione del mondo che, attraverso pittura e fotografia, presenta paesaggi, sfondi o architetture in una nuova veste, grazie a materiali e oggetti molto distanti dai soggetti principali.

Esemplari in questo senso sono le immagini della serie “Reformators”, in cui edifici o luoghi del tutto diversi sono sovrapposti, per dare vita a un soggetto nuovo, sconosciuto, in cui l’osservatore, chiamato a comprenderne l’essenza, cerca di immergersi.

Reformators

Di questi edifici o scorci colpisce la monumentalità, emblema dell’interesse dell’autore per l’architettura monolitica arcaica, con i suoi edifici imponenti, come il misterioso sito neolitico di Stonehenge o l’Artemision di Efeso, una delle prime costruzioni “antisismiche” della storia, così descritto dallo scrittore latino Plinio il Vecchio: “Una realizzazione della grandiosità greca degna di autentica meraviglia è il tempio di Diana che ancora esiste a Efeso, la cui costruzione impegnò tutta l’Asia per 120 anni. Lo eressero in una zona palustre, perché non dovesse subire terremoti o temere spaccature del suolo; d’altra parte, poiché non si voleva che le fondamenta di un edificio tanto imponente poggiassero su un suolo tanto sdrucciolevole ed instabile, si pose sotto di esse uno strato di frammenti di carbone ed un altro di velli di lana” (Naturalis Historia, 36,95).

Dal brano emerge come tale imponenza sia una risposta dell’essere umano all‘imprevedibile e incontrollabile potenza della natura, davanti alla quale egli si trova spiazzato. Qui Feldmeyer sposta il suo interesse sul concetto romantico di Sublime, quel misto di smarrimento e frustrazione provati dall’uomo di fronte agli spazi a perdita d’occhio del deserto, dell’oceano e del cielo, o a fenomeni spaventosi, quali terremoti, uragani o bufere di neve, tipiche – queste ultime – dell’arte del pittore inglese William Turner.

Patience Without Pressure

Secondo il filosofo Immanuel Kant, è la contemplazione di tale spettacolo a indurre la mente a prendere coscienza del proprio limite razionale e a riconoscere la possibilità di una dimensione sovrasensibile, da esperire sul piano puramente emotivo.

Per questo motivo in Feldmeyer rivestono grande importanza i soggetti naturalistici, i paesaggi, come la serie “Even After All”, dove l’autore ci propone una montagna con alle spalle una “finestra”. Lo sguardo dell’uomo, già colpito dall’imponenza della montagna in primo piano, varca la finestra e si ritrova davanti un ulteriore spazio, con altre montagne, altre vastità che testimoniano come la natura ancora una volta trionfi contro gli esseri umani. Gli stessi che il pittore tedesco Caspar David Friedrich considerava un minuscolo neo di fronte alla grandezza della natura. Con la differenza che qui alla potenza espressiva della pittura si somma l’incisività della fotografia.

Alberto Pelucco

Nicholas Feldmeyer
6 Maggio 2014 – 23 Maggio 2014
MC2 Gallery, Via Malaga 4, Milano

Orari:
da martedì a venerdì : 15.00 – 20.00

Informazioni:
Web: www.mc2gallery.it
E-mail: mc2gallery@gmail.com
Tel: +39 02 87280910

Ingresso Libero

Credits: Immagini courtesy mc2gallery Milano


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