Con o senza l’Euro? Le motivazioni di chi lo sostiene

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
30 aprile 2014

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Nell’articolo precedente abbiamo visto le motivazioni di chi è convinto che uscire dalla “moneta unica” sia la cosa migliore per l’Italia. Ora invece esporremo le argomentazioni di chi, al contrario, la sostiene.
L’avvento dell’Euro è stato uno dei più grandi eventi accaduti dal secondo dopoguerra in poi. Ci sono varie motivazioni a sostegno della sua nascita e affermazione, vantaggi quali: maggiore scelta e stabilità dei prezzi per i consumatori, maggiore sicurezza e maggiori opportunità per le imprese e i mercati, maggiore stabilità e crescita economica, maggior peso dell’UE nell’economia mondiale e, infine, presenza di un segno tangibile dell’identità europea.

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Ora che l’ombra della crisi mondiale tende a non volersi allontanare, però, l’Euro sembra essere divenuto il peggior nemico dei cittadini. Alcune persone, mettendola su questo piano, vorrebbero abbandonarlo, mentre altre ritengono che questa scelta sarebbe impensabile e controproducente.  Soprattutto i Paesi che fanno fatica a risollevarsi dalla crisi economica tendono a dare la colpa all’Euro, ma nella maggior parte dei casi, come avviene per l’Italia, la colpa è piuttosto da ricercare all’interno del Paese stesso.
Analizziamo le ipotesi di uscita dall’Euro punto per punto. Il primo ostacolo a tale evenienza è il trattato internazionale che abbiamo stipulato per entrare nell’Euro, che non prevede la possibilità di un cambio di corsia e quindi una fuoriuscita. Ma anche se ciò fosse possibile, il secondo ostacolo (forse il più grande)  saremmo noi stessi. Infatti, per poter uscire dall’Euro bisognerebbe avere un governo stabile, forte (dunque con una netta maggioranza in Parlamento) e competente. Questo, in quanto l’uscita va guidata nel modo meno prevedibile e contemporaneamente più elaborato possibile. Perché? Semplice: la nuova moneta varrà sicuramente di meno e il rischio concreto è che i cittadini accorrano nelle rispettive banche per ritirare più denaro possibile e metterlo in salvo da un eventuale fallimento delle stesse. Nel caso in cui, però, lo Stato assicurasse i depositi dei cittadini, porterebbe questi a temere di meno il fallimento della banca, ma non comunque la svalutazione dei propri risparmi.

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In ogni caso, una volta usciti dall’Euro, la prima cosa da fare sarebbe quella di una “svalutazione competitiva” che, secondo alcuni, renderebbe maggiormente competitivo il nostro export. Bisogna però tenere conto che queste operazioni (1) possono essere controbilanciate da svalutazioni fatte da altri Paesi e (2) prima o poi conducono ad un aumento dei prezzi interni, in quanto le importazioni  diventerebbero più care.
Tuttavia una situazione di continua svalutazione della Lira, determinerebbe una situazione di “economia drogata” (motivo per il quale l’Italia decise di aderire alla moneta unica). La continua svalutazione avrebbe si, l’effetto di ricostituire di volta in volta una situazione di competitività dei prezzi di vendita, ma al tempo stesso determinerebbe il rincaro delle materie prime d’importazione.
Nel periodo pre-Euro, questa situazione costituiva instabilità interna (a causa della continua revisione dei prezzi e dei cambi) e dunque una debolezza. Tale instabilità potrebbe portarci addirittura alla fuoriuscita dall’Europa.

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Altro grosso problema è la questione dei contratti stipulati in Euro. Il problema sarebbe risolvibile per gli italiani, ad esempio consentendo loro la modifica dei contratti da Euro ad altra unità monetaria; ma se uno dei contraenti non fosse cittadino italiano? Ciò rischierebbe di ridurre in carta straccia i contratti o, comunque, darebbe inizio a una lunghissima stagione di controversie giudiziarie il cui esito rimarrebbe incerto per molto tempo. A questo punto sembra abbastanza ovvio che uscire dall’Euro non sia necessariamente la soluzione migliore. In realtà il più grosso problema degli Italiani non è l’Euro, ma sono i governi che si sono succeduti dal 2001 in poi e che han concluso poco o niente. L’Italia, infatti, ha avuto grandi quantità di denaro, sotto forma di fondi europei, da utilizzare per poter  godere al meglio dello slancio iniziale dell’Euro; soldi che i governi si sono visti bene dall’utilizzare. E noi, invece di dare la colpa dei nostri mali all’immobilismo politico degli ultimi 15 anni, la diamo alla moneta che ha salvato il nostro paese dal tracollo economico.

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo