Advertisement

Con o senza l’Euro? Le motivazioni di chi vuole farne a meno

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
23 aprile 2014

foto di copertina

Pochi mesi fa, il leader del partito di destra olandese Freedom Party  ha presentato uno studio, commissionato alla società di consulenza inglese Capital Economics, che mostra i reali benefici non solo dell’uscita dalla moneta unica, ma anche dall’Europa stessa. Questa ricerca, di ben 157 pagine, dimostra che i vantaggi sono numerosi: la possibilità di decidere politiche commerciali e industriali, la maggiore autonomia monetaria che ne deriverebbe, ma soprattutto quella fiscale che porterebbe, di conseguenza, nuova linfa all’economia nazionale. Dall’analisi costi-benefici si evince come uscire dall’Euro sarebbe un’ipotesi migliore che rimanerci alle condizioni attuali. Sempre stando allo studio, un’Olanda fuori dall’unione monetaria nel 2035 avrebbe un Pil dal 10 al 13% maggiore che restando nell’attuale situazione.

Geert Wilders, Marine le Pen

E in Italia invece?  In genere l’obiezione principale che viene mossa riguardo l’uscita dall’Euro sostiene che i trattati non la prevedono. Secondo alcuni questa affermazione sarebbe priva di fondamento, in quanto secondo la convenzione di Vienna un trattato può essere risolto qualora mutino i presupposti in base ai quali esso era stato concordato.

foto 2

Tolto il problema giuridico, rimane dunque solo quello economico e pratico della faccenda. Una volta ritornati alla Lira, questa andrebbe ripresa con un cambio uno a uno. Ossia tutto ciò che prima costava 1€ dovrebbe costare 1£, in modo da eliminare gli svantaggi che si avrebbero con un nuovo cambio. Inoltre la nuova Lira andrebbe immediatamente svalutata per ridare respiro al nostro export con effetti positivi su reddito e occupazione.

L’uscita dall’Euro sarebbe un affare per tutti i Paesi periferici (come l’Italia) con un buon sistema industriale ed uno pessimo per la Germania, destinata probabilmente a un futuro giapponese di deflazione, PIL asfittico e debito crescente.

foto 3

Con il ritorno alla Lira la produzione industriale migliorerebbe. L’Euro ha causato un colossale trasferimento di produzione industriale da tutti i Paesi periferici verso la Germania, mentre con il ritorno alla Lira si suppone che accadrebbe quanto accadde nel 1992-95, quando l’Italia (e gli altri Paesi che si svalutarono) ebbero  un’impennata nella produzione industriale, al contrario della Germania che subì diversi danni. Con il ritorno alla Lira si avrebbe un miglioramento della Bilancia Commerciale e dei Pagamenti. Secondo gli studi anche in questo caso il miglioramento sarebbe netto: l’Euro ha consentito alla Germania di ampliare a dismisura i propri attivi commerciali nella stessa misura della crescita dei passivi di Spagna, Italia, Francia e altri periferici. La disgregazione dell’Euro porterebbe un ritorno all’attivo, o comunque una riduzione dei passivi, per tutti i Paesi che svaluteranno la propria moneta.

foto 4

Con il ritorno alla Lira, migliorerebbero occupazione e PIL. A meno che l’uscita dei paesi dall’Euro porti in default l’intero continente, l’occupazione e il PIL aumenterebbero per i Paesi che decidessero di allontanarsi dalla moneta unica. Questa eventualità sarebbe devastante non solo per la Germania, ma per tutti i Paesi dell’Eurozona.

Secondo la stessa linea di pensiero però, per quanto riguarda l’inflazione e i tassi d’interesse, la scelta più conveniente sarebbe rimanere nell’Euro, ma solo con politici validi e scelte politiche giuste.

La conclusione, dunque, sarebbe che tornare alla moneta nazionale sia la scelta vincente. Ovviamente in un contesto internazionale fortemente competitivo e spesso ostile, tale azione avrebbe senso solo se guidata da una classe dirigente valida, in un governo stabile, che faccia riforme, riduca le spese, le tasse e riporti il Paese ad un minimo di buon senso.

L’Italia ha queste caratteristiche?

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo