Biennale di Venezia 2011 Cinema

Con “Poulet Aux Prunes”, Marjan Satrapi e Vincent Paronnaud conquistano il cuore degli spettatori

Giorgio Merlino
3 settembre 2011


Una vera trasformazione per i registi del celebre “Persepolis”che per una volta abbandonano il film d’animazione per dirigere attori in carne ed ossa in una trasposizione cinematografica dell’omonima graphic novel, di cui la stessa Marjan è autrice.
Iran, 1958. Il libro tratta la triste storia degli ultimi giorni di vita del suonatore di tar, Nasser Ali Khan (interpretato da Mathieu Amalric); in seguito alla rottura del proprio strumento da parte della moglie e la successiva perdita di amore per la musica, decide di concedersi un’onorevole morte nel letto di casa. Giorno dopo giorno, trascorsi a riflettere, si intravede lentamente il vero motivo della tragica decisione di Nasser, certamente non dettata da futili ragioni ma da un antico e celato amore per una bellissima ragazza di Tehran (Golshifteh Farahani).
Unica differenza apportata nella versione cinematografica è lo strumento musicale utilizzato, che viene sostituito con un violino.
In un susseguirsi di flashback e flashforward si viene a conoscere il passato del protagonista e addirittura il futuro dei propri figli, al momento bambini.
Il tutto viene esposto attraverso episodi a dir poco esilaranti (come il viaggio con il figlio alla ricerca di un nuovo violino), che però mantengono sempre un sottofondo passionale; è proprio l’amore infatti è fare da filo conduttore per l’intero film. Emozionante è comprendere che l’origine della voce fuori campo che accompagna il film, non è altro che l’angelo della morte che Nasser avrà l’onere di incontrare e non rimane altro che trattenere un lacrimone nella scena conclusiva.
Nel corso del film scopriamo che il titolo deriva dal piatto preferito del protagonista.

 

CONFERENZA STAMPA

 

Dicono i registi:
Il passaggio dal fumetto al film è stata un’esperienza interessante ma riguardo al futuro non si sa ancora nulla. Scopo del film era di rendere omaggio al cinema anni 50 e all’amore in quanto causa di vita; Nasser muore proprio dopo averlo perso. La visione complessiva può essere interpretata come nichilista perché in fin dei conti un po’ lo è; se le storie finissero bene non verrebbero ricordate come per Romeo e Giulietta, bisogna celebrare la vita perché ha una fine.
Il cambiamento di strumento dal Tar in un Violino nella versione cinematografica è dovuto a una volontà di non focalizzarsi su un oggetto particolare come quello per non perdere di vista il resto.

 

Dicono gli attori:
La storia racconta di un Iran che è scomparso per sempre ed è stato un vero onore recitare un mondo ormai perduto ma che resiste nel cuore di ogni iraniano. Recitare negli schemi di un fumetto risulta molto facile e mostra una nuova prospettiva di libertà, senza alcun dictat.
Il protagonista della storia possiede le caratteristiche dell’uomo perfetto secondo Marjan.

 

Giorgio Merlino


Potrebbe interessarti anche