Cinema

Continua il viaggio verso il terribile Smaug

Giorgio Raulli
13 dicembre 2013

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Li avevamo lasciati su una rupe, appena tratti in salvo da un feroce attacco di malvagi orchi grazie all’aiuto di magiche aquile. Da qui Gandalf (Ian McKellen), Bilbo (Martin Freeman), Thorin (Richard Armitage) e gli altri nani riprendono il loro viaggio inaspettato verso la Montagna Solitaria, verso il drago Smaug (doppiato in originale da Benedict Cumberbatch).

Il regista Peter Jackson presenta al pubblico La Desolazione di Smaug come il naturale proseguimento della prima pellicola, riconfermando quindi, senza troppi giri di parole, pregi e difetti di Un Viaggio Inaspettato, ricordando al pubblico che tutto sommato ha di fronte a sé una operazione commerciale, anche se fortunatamente di buona qualità.

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Ritroviamo l’innovativa (quanto meno in campo cinematografico) tecnica di ripresa a 48 fotogrammi al secondo, che necessita sempre di un po’ di tempo, o per meglio dire che la trama s’infittisca e si movimenti, perché lo spettatore si abitui alla strana sensazione di essere fisicamente implicato nella vicenda, come se si trovasse su un palcoscenico di un teatro o facesse parte dello staff dietro alle telecamere.

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Ritroviamo anche la dilatazione di avvenimenti descritti da Tolkien in modo ben più sbrigativo, tanto che si è attinto a piene mani anche alle appendici de Il Signore degli Anelli – per quanto riguarda il solitario viaggio di Gandalf alla ricerca di conferme sul male nascente nella Terra di Mezzo – e si è anche creato dal nulla, come nel caso del personaggio elfico Tauriel (Evangeline Lilly) e dei sentimenti che la legano al nano Kíli (Aidan Turner) a discapito di Legolas (Orlando Bloom). Se da un lato proprio questi due esempi ci forniscono un piacevole parallelo con il secondo capitolo della saga originale, Le Due Torri (la separazione dal gruppo di Gandalf e la storia d’amore tra Aragorn e Arwen), dall’altro è palese la semplice funzione riempitiva di molte sottotrame inesistenti nel romanzo Lo Hobbit; queste dunque le riconferme negative: in ultima analisi una trama un po’ sbriciolata lungo le quasi 3 ore di pellicola e la contestabile trattazione di diversi personaggi.

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In fondo però il film di Peter Jackson è vincente, non fosse altro per gli echi e i rimandi – e quindi l’affetto – nei confronti dell’universo creato da Tolkien; gli effetti speciali restano fondamentali e conferiscono a certe scene una forza davvero notevole, come quella dei ragni giganti nel Bosco Atro, o quella della corsa sui barili sul fiume agitato, o ancora tutta la sequenza che vede protagonista Smaug, finalmente svelato solo nell’ultima parte del film. Quest’ultima è la parte più attesa e senz’altro più entusiasmante, grazie all’eccellente riuscita della creazione di un drago imponente e davvero temibile, oltre che credibile. I toni cupi e sinistri che caratterizzano tutto questo capitolo di certo aiutano nel suscitare l’apice di attenzione dello spettatore per Smaug, sebbene ci sia una sospensione della trama che ci farà penare per un altro anno, finché non uscirà il terzo e ultimo capitolo.

Giorgio Raulli


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