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“Contismo” e Croazia: Europeo made in Italy

Riccardo Signori
14 giugno 2016
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L’Italia ha retto a qualche scossone del Belgio grazie alla difesa cementata-Juve, ma ha replicato con Pellè, che non è Pelè, ma è bastato con le sue sportellate a tener alto l’attacco, e con il Giaccherinho italian style. Piccolo e guizzante come un brasiliano vecchio stile, decisivo con tocco di palla raffinato, ma pronto a far legna e a lottar fra le gambe altrui, Giaccherinho-Giaccherini ha rivalutato la vera classe operaia del calcio nostro. Certamente ricorderete il Conte che stava in campo, anziché a bordo campo: quei due interpretano alla perfezione la sua idea di calcio e il modo di giocare che gli ha reso fama. Fama e fame fanno tutt’uno per trovar successo.  Quindi che altro può chiedere un allenatore alla sua squadra, se non rivedersi in mezzo al terreno grazie ai giocatori scelti e difesi (nel caso di Giaccherini) dal suo credo pallonaro? E il ct ha messo del suo con quella ferita alla bocca, rimediata negli abbracci dell’esaltazione del Giaccherinho–show. Lacrime e sangue, sorriso e dolore: una sceneggiatura (sceneggiata) non poteva essere meglio scritta.

Questa, per il momento, è l’Italia: meno peggio di quanto fosse pensabile.  O, probabilmente, agevolata da avversari sprovveduti tatticamente e da un calcio europeo che potrebbe rivalutare il nostro campionato. Nazionali meno belle e rassicuranti dei club top del vecchio Continente: la Spagna deve ancora rodarsi, la Germania è tosta ma con qualche falla, la Francia ha bisogno della qualità al potere, l’Inghilterra combattiva e ingenua.

Al tirar delle somme l’Italia ha regalato una buona figura, un mix di arte difensiva e di contropiede efficace, alla faccia dei santoni che si riempiono la bocca con una parola: “gioco”. Il contropiede è gran gioco, quando ben fatto. E finora non c’è stato gran gioco dalle nazionali che se ne fanno un vanto. Il nostro made in Italy ha proposto degna rappresentazione e con noi anche la Croazia, forse la compagnia più piacevole, fra quelle viste fin’ora. Croazia con una bella dose di made in Italy (in sintesi: più acume tattico e meno sfarfalleggiamenti), proposto dai calciatori della nostra serie A: Mandzukic, Brozovic, Perisic, mettiamoci Kalinic. Certo, Modric e Rakitic sono universalmente grandi, ma quel certo “saper stare in campo” dei giocatori che hanno fatto la differenza nella prima partita, proviene da qualche sofferenza (leggi Brozovic e Perisic) provata in Italia.

Dunque chissà mai che i nostri contisti e i croati made in Italy non diventino davvero le sorprese di questo europeo. Tutti noi, però, al largo da facili speranze: Spagna, Germania e Francia cresceranno. L’Italia ha dimostrato, al mondiale  brasiliano di due anni fa, quanto male faccia l’illusione dopo una buona partita. La Croazia ha storicamente sfarfalleggiato quando si è trattato di andare al sodo. Oggi sembra più solida, pur tra tocchi di velluto e illuminazioni calcistiche, tanto che Davor Suker, goleador di fama e ora presidente federale, la classifica tra le più forti mai viste.

C’è made in Italy e made in Italy: quello di Pellè e Giaccherinho e quello dei croati abituati al nostro calcio.  Alla prossima sarà Ital-contismo contro Ibra”ismo”. Fuori i violini, torniamo al rullar di tamburi.


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