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Cose da fare, da sapere, da vedere: 5 spunti per questo Halloween

Silvia Ragni
31 ottobre 2017

Stasera è Halloween e, come ogni anno, le aspettative di vivere una notte ad alto tasso di brivido salgono vertiginosamente. La strada è già stata spianata da un horror DOC: l’uscita di “IT” sul grande schermo, il 19 Ottobre scorso, ha anticipato un tripudio di terrificanti emozioni. Ma il film che Andrés Muschietti ha imbastito sul romanzo cult di Stephen King non rappresenta l’unico spunto su come trascorrere questa notte stregata. Noi ve ne suggeriamo alcuni, ed esordiamo con una curiosità “gourmande” che è anche un tributo alla tradizione divinatoria irlandese.

Il pane dolce che predice il futuro
La notte di Halloween (o Samhain, questo il suo nome originario), che per gli antichi Celti coincideva con l’inizio del nuovo anno, la terra viene pervasa da potenti forze esoteriche che favoriscono la divinazione del futuro e il raggiungimento della conoscenza. In Irlanda dove il dominio celtico si instaurò in tempi remotissimi, le tradizioni che associano il 31 Ottobre alla chiaroveggenza sono innumerevoli e non di rado coinvolgono il settore food. Un esempio su tutti? Il Barmbrack, tipico pane di Halloween addolcito con uvetta che nel suo impasto contiene oggetti utilizzati per predire il futuro: l’anello annuncia un matrimonio entro un anno, il bottone o il ditale singletudine perenne, la moneta è indizio di un destino di ricchezza e un pezzo di stoffa, di imminente povertà. Il bastoncino è foriero di viaggi mentre la medaglietta simbolizza un ingresso negli ordini sacri. Se vi accingete ad assaggiare una fetta di Barmbrack, insomma…prima di assaporarne la delizia, occhio alle sorprese!

La veglia agreste che mette i brividi
L’espressione “andare a veglia”, per la civiltà agreste, assume un significato altamente suggestivo. La “veglia” era il riunirsi la sera, possibilmente in una stalla o davanti al focolare, e intrattenersi fino a notte fonda raccontando storie. Si trattava spesso di favole, leggende, narrazioni orali a tema macabro che mescolavano fatti realmente accaduti e credenze popolari: un patrimonio di folklore puro che, con il film “Le strelle nel fosso” (1978), anche il regista Pupi Avati ha voluto omaggiare. Vivere le emozioni di una veglia sarebbe un’esperienza molto intensa, soprattutto ad Halloween: basta solo organizzarsi. Il primo step è la ricerca di un villaggio di campagna, il secondo quello di rintracciare interlocutori. Tra gli anziani del paese troverete senza dubbio qualcuno disposto a tramandare, insieme a voi, questa antica tradizione. Pochi ma efficaci gli ingredienti per ricreare un clima sinistro ad hoc: una casa rustica, un focolare, dei narratori in grado di trascinarvi nei loro racconti visionari. Magari, innaffiandoli con qualche coppa di buon rosso locale.

Lo sceneggiato esoterico che rimpiazza l’horror
Un’alternativa alla classica maratona di film horror potrebbe essere la riscoperta di uno sceneggiato che, trasmesso dalla RAI nel 1971, ipnotizzò letteralmente il pubblico con le sue trame esoteriche. “Il segno del comando”, questo il titolo della miniserie diretta da Daniele D’Anza, è considerato uno dei capolavori della TV italiana. La storia del professor Foster (un Ugo Pagliai superlativo), approdato nella Città Eterna da Cambridge per tenere una conferenza sul diario romano di Lord Byron, si snoda in una realtà via via sempre più misteriosa e onirica. Antiche leggende, storie di predestinati, inquietanti personaggi ossessionati dall’occulto si intrecciano in un vortice di cui la ricerca del Segno del Comando – un amuleto in grado di sconfiggere una profezia secolare – rappresenta il leitmotiv. A fare da cornice al tutto è una Roma inedita, oscura, dove la negromanzia si pratica in tetri palazzi patrizi e fantomatiche taverne appaiono e scompaiono in un labirinto di vicoletti a ciottoli: non vi resta che procurarvi il DVD di questo cult TV per immergervi nelle sue tenebrose atmosfere.

Il musical cult che ritorna in italia
È una notte tempestosa quando i fidanzatini Brad Majors e Janet Weiss, rimasti in panne, si smarriscono in un bosco e cercano riparo in un castello dall’aria fosca: non sanno di essere arrivati al Frankenstein Place, dove si svolge l’annuale convention dei Transylvani. Ad accoglierli sono un maggiordomo gobbo, una cameriera ed una groupie del padrone di casa, il Dr. Frank’n’Furter, scienziato pazzo che si appresta a far rivivere un ragazzo di nome Rocky Horror e  invita la coppia ad ammirare la sua creatura. Da quel momento prende il via una storia fatta di zombie, colpi di scena “en travesti” ed erotismo unconventional tutta al ritmo dell’ormai celebre “Time Warp” e cadenzata da un’interazione del pubblico continua. Il “Rocky Horror Show” di Richard O’Brien torna in scena con un tour europeo approdato al Teatro degli Arcimboldi di Milano fino al 5 Novembre: un’occasione unica per assistere, proprio durante la notte più spaventosa dell’anno, a un musical cult dell’horror-trash che in Italia vede la partecipazione di una guest-star d’eccezione come Claudio Bisio nel ruolo del Narratore.

I tarocchi che si fanno opera d’arte
Come abbiamo accennato, la divinazione rientra tra i più tradizionali tratti identificativi di Halloween. Perché non approfondire, quindi, l’affascinante iconografia dei Tarocchi in un modo del tutto inedito? Il Museo Ettore Fico di Torino ha inaugurato due mostre che fanno al caso vostro: “Il Giardino dei Tarocchi” espone i progetti e le sculture antropomorfe tramite cui Niki de Saint Phalle reinterpreta gli arcani maggiori; rivestite di specchi e di ceramiche variopinte, le opere si ispirano alle surreali statue create da Gaudì per il Parc Guell di Barcellona e costellano il “Giardino dei Tarocchi” che l’artista ha realizzato a Capalbio a mò di testamento artistico e monumentale. “I Tarocchi dal Rinascimento ad oggi” nasce invece come un viaggio iniziatico che racconta i Tarocchi in ogni loro aspetto e si avvale di un ricchissimo repertorio espositivo cronologicamente incluso tra la loro nascita, nell’ Italia del ‘400, fino ai giorni nostri. Sono presenti – tra gli altri – i mazzi realizzati da Renato Guttuso, Franco Gentilini, Emanuele Luzzati, Ferenc Pintér e Sergio Toppi.


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