Cinema

Crescere in una terra selvaggia

Giorgio Raulli
22 febbraio 2013

Hushpuppy (Quvenzhané Wallis) è una bambina che vive praticamente da sola nella palude di “Bathtub”, nel sud della Lousiana: orfana della mamma, vive con l’affettuoso e ruvido padre Wink (Dwight Henry), e nonostante la povertà trascorre serena le sue giornate. Con l’arrivo di un’alluvione, fenomeno tipico di quelle zone, gli abitanti del bayou sono costretti a fare del loro meglio per sopravvivere nelle loro terre allagate. A sconvolgere ulteriormente il piccolo mondo di Hushpuppy arriva anche la malattia del padre, il quale decide di insegnarle a vivere in un territorio tanto ostile quanto amato.

In quello che sembra quasi un documentario, il giovane regista Benh Zeitlin tratta temi drammatici e importanti, primo su tutti il passaggio all’età adulta, passando attraverso la lotta per la sopravvivenza e una grande avventura che solo un bambino può vivere sebbene in una realtà dura e circoscritta. Uno sguardo all’ecologia ed anche alle recenti catastrofi che hanno colpito il Sud degli Stati Uniti  c’è, ma il film cerca di distaccarsi dalla banale storia strappalacrime: la protagonista non è un’inconsapevole bambina da rassicurare, ma una giovane curiosa e sempre in cerca della madre, evidentemente conscia del fatto che la sua scomparsa ha rotto un equilibrio, tanto quanto la tempesta.

“Re della terra selvaggia” ripercorre con naturalezza e schiettezza le emozioni e le paure di una bambina, e mostra che quando la realtà si rivela troppo difficile da affrontare, l’immaginazione e il sogno prendono il sopravvento ed infondono coraggio. Molto suggestiva la colonna sonora che aiuta il pubblico ad entrare in quel mondo tanto lontano dal nostro, come penetrando nella minacciosa e affascinante palude, e accompagna i due attori protagonisti nelle loro efficaci performance.
Sebbene sia in lizza con film ben più costosi e popolari, non sorprendono le 4 nomination agli Oscar 2013: “miglior film”, “miglior regia”, “migliore attrice protagonista” e “migliore sceneggiatura non originale”.

Giorgio Raulli


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