Letteratura

Crim de sang, i mostri della guerra civile spagnola

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17 agosto 2013

fattodisangue

Barcellona, 1936. Una scia di sangue strazia la città martoriata dalla guerra civile. Il ruvido commissario Munoz non riesce più a dormire, perseguitato dai suoi incubi fatti di gelo, cani ringhiosi e sberleffi. La tenera suor Concezione, 13 anni, è alle prese con lo Stabat Mater di Jacopone da Todi: deve musicarlo per conto del vescovo Perugorrìa, lui che la terrorizza, con quelle sue mani infide e lo sguardo morboso. Uno sparuto gruppetto di suore dai nomi fantasiosi – suor Presentazione, suor Annunciazione, suor Benedizione, suor Dormizione – cerca la tranquillità lontano dalle stragi anticlericali nel convento delle cappuccine del Sarrià, mentre i padri della congregazione marista tentano l’evasione nella sicura Francia. Anarchici e fascisti imperversano, tra sirene, bombe, sparatorie e giochi perversi di potere.

Il sonno della ragione genera mostri, non solo metaforici. E così mentre un cavallo dal manto nero si aggira tra le macerie con il suo sguardo né umano né animale, un vampiro assetato si trova invece a meditare sul senso dell’esistenza umana in un macabro diario che scrive tra uno spuntino e l’altro, indisturbato nella sua caccia nella città ridotta a brandelli.

alzamora

“A ben vedere, la guerra intera era una immensa e macabra beffa. Fratelli che sacrificavano fratelli, padri che denunciavano figli e figli che uccidevano o facevano uccidere i propri padri; mercanti di miseria e ruffiani della morte, salottieri del crimine e rigattieri della depravazione”. Chi saranno i sommersi, chi i salvati?

Dopo il successo ottenuto con “La pelle e la principessa” e “Miracolo a Maiorca”, lo scrittore maiorchino Sebastà Alzamora torna nelle librerie italiane con “Fatto di sangue” che nel 2011 ha vinto il premio Sant Jordi. Un romanzo più cupo e sofferto rispetto ai precedenti, in cui ancora una volta a stupirci è la ricchezza stilistica, di toni e registri, perfettamente accordata con la realtà polifonica che l’autore vuole narrare.
Ma la luce si trova, alla fine, quando gli ultimi alzano la testa e gli onesti non possono più trattenere il loro grido di libertà.

Virginia Grassi

“Fatto di sangue” di Sebastià Alzamora, Marcos y Marcos, traduzione di Stefania Maria Ciminelli, pp. 303.


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