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Crisi: italiani spreconi, ma amanti dell’eco design

staff
6 giugno 2012

Spreco di risorse da un lato, investimenti in aumento nell’eco sostenibilità dall’altro. Così l’italico paradosso si veste di “verde”, fotografia delle contraddizioni di un italiano “vittima” entusiasta delle meraviglie del design ambientalista ed esigente consumatore di alimenti bio, ma, al contempo, sciupone e decisamente poco accorto e responsabile in tema di rispetto ambientale, specie a livello di comportamenti domestici e quotidiani.

Questo è quanto affiora da un’indagine realizzata a partire dall’ultimo Salone del Mobile di Milano dallo studio Seminato Mercadante del designer Roberto Paoli, che ha raccolto i pareri di un campione di 540 uomini e donne di età compresa tra i 25 e i 65 anni. La ricerca lascia emergere una preoccupante top ten dei comportamenti meno green che caratterizzano la condotta giornaliera del popolo tricolore, ma anche una tendenza alla crescente predilezione riservata agli oggetti d’arredo riciclabili o non inquinanti.

Nonostante i provvedimenti in materia, il 18% degli intervistati ammette la propria negligenza nel riciclaggio dei rifiuti prodotti in casa, rivelando come la mancata raccolta differenziata sia ancora la disattenzione anti-ambientalista più diffusa. Seguono, con il 17%, gli “spreconi” che confessano di lasciare spesso luci e dispositivi elettronici accesi anche se non necessario, e il 14% del campione che consuma troppa carta, non utilizzando i fogli su entrambe le facciate, o dimentica i rubinetti aperti, mentre il 12% del panel dichiara di non utilizzare lampadine a basso consumo energetico. Uno studio dell’Università di Bonn – riferisce il settimanale tedesco Landwirtschaftliches Wochenblatt (http://www.wochenblatt.com/nachrichten/familie/meldung/m-id/spuelmaschinen-vorspuelen-ueberfluessig/1/) – afferma che gli italiani “non sanno usare la lavastoviglie”: lo conferma l’8% composto da coloro che utilizzano a sproposito la funzione di prelavaggio dell’elettrodomestico, o la avviano senza che abbia raggiunto il “pieno carico”. Sempre l’8% abusa di prodotti “usa e getta”, come piatti e bicchieri di plastica, mentre il 5% non applica i riduttori di flusso ai rubinetti, inconsapevole, forse, che questa piccola accortezza può far risparmiare fino al 50% d’acqua. Chiudono la classifica, infine, il non privilegiare la luce naturale a quella artificiale (2%) e il non dare la preferenza agli imballaggi eco-sostenibili (2%).

Ma – precisano gli interpellati – “stiamo cercando di migliorare”. Seppur piuttosto approssimativi nella gestione day-by-day delle faccende domestiche, infatti, gli italiani si dimostrano molto accurati al momento dell’acquisto di nuovi prodotti, prediligendo con rigore quelli a marchio eco friendly in diversi settori. Proprio l’arredamento, con il 32% delle preferenze, è il settore in cui queste pretese si manifestano più forti, in direzione di un’innovazione stilistica e di un’eccellenza creativa che diano vita a oggetti di design belli, ma rispettosi di ambiente e natura. La sana alimentazione è, invece, la preoccupazione più sentita da quel 25% di italiani che, al momento di mettere i prodotti nel proprio carrello, verifica che questi siano frutto di un’agricoltura biologica e si accerta della tracciabilità della filiera. Il 18% si dice molto esigente quando acquista un’automobile, scegliendo, naturalmente, quelle a basse emissioni di CO2; il 15% veste in modo sostenibile, optando per capi in fibra e tinta naturale, mentre il 10% si trucca e si cura a basso impatto con la bioecocosmesi.

“I dati raccolti – commenta Roberto Paoli – confermano il gusto degli italiani per un bello che, sempre più spesso, è sinonimo di ambiente. Il mondo del design può dare una grossa mano contro gli sprechi, sia attraverso lo studio dei materiali che con innovative idee di progettazione. ‘Eco compatibile’ è, nell’immaginario comune, sinonimo di riciclabilità, dematerializzazione e risparmio energetico, tre temi fondamentali che suggeriscono rispettivamente l’utilizzo di materiali riciclabili se possibile al 100%, il raggiungimento della funzione dell’oggetto senza utilizzare ‘troppa materia’ e l’utilizzo di sorgenti a basso consumo”.
Ma quali sono, nel campo del design, i complementi più richiesti? A dispetto del 18% che non fa la raccolta differenziata, la pattumiera-ovetto o i sacchetti colorati sono ormai presenti nel 29% delle case italiane, mentre è il 28% ad affermare di possedere almeno una lampada a led o alogena. Il 21% vuole elettrodomestici belli, ma a basso consumo e provvisti di interruttori intelligenti o timer on/off; il 18% dà importanza all’eco compatibilità dei tessuti, tende e tappeti in particolare, e, infine, il 6% ricerca stoviglie realizzate in plastica ecologica e riutilizzabile.

Un italiano distratto, quindi, ma che sogna una casa ecosostenibile. “Ma un grande contributo all’ambiente viene dato anche dalla durata dai prodotti – continua Paoli – e tale caratteristica può essere raggiunta anche dall’estetica dell’oggetto che, se continua a piacere, viene mantenuto per anni nelle nostre case. Un arredo degli anni ’60 che molti di noi oggi trovano di grande fascino non è un ottimo esempio di ecosostenibiltà? La lampada Cuma da me progettata per Artemide, ad esempio, è completamente in alluminio, ha una forma pulita destinata a durare nel tempo, senza essere soggetta alle mode, e utilizza il led, sorgente duratura a basso consumo, un contributo da parte del designer per non fare pagare all’ambiente o alle generazioni seguenti ciò che noi utilizziamo oggi”.


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